#34: Quant’e’ difficile dire “Io sono bella”!

Ma Christopher Lambert! Guarda che buco di cellulite ho qui.”
Perche’ non hai guardato bene quanto mi e’ sceso il culo. Guarda qua!”
Vuoi mettere con questo lardo intramontabile di cui sono munita sul salvagente?! No, veramente.”
Ma che lardo e lardo. Io ho dei very lardominali. Sembro incinta di sei mesi!
Io di nove e quando nascera’ la chiamero’ Pizza

Oggi in classe stavamo parlando di bellezza, uno degli argomenti piu’ controvers ed incredibili del Mondo.
E’ molto difficile parlarne, perche’ e’ talmente vasto da perdercisi dentro senza speranza di uscirne fuori, se non aggrovigliati tremendamente, come un gattino minuscolo che gioca con tanti fili di lana, oppure come Renzi che prova a parlare in inglese e finisce con l’emettere suoni intermittenti e –ssshish.
Ad ogni modo, per focalizzare in maniera piu’ umana questo abisso, del quale sin dall’antica greca si dibatte e ci si prende per I capelli, ci e’ stato un proposto un fantastico link in cui una Modella ci dice:

Ragazzi, l’aspetto non e’ tutto e se ve lo dice una top model dovete crederci!”.

E OK, qualcuno ci crede, ma ci credono un po’ meno le donne, spremute da una realta’ ben diversa da quella che appare nelle riviste, quelle a cui qualche KG di troppo va stretto, perche’ nell’immaginario collettivo bello=magro e non bello=sano!
Quelle a cui il marito dice che tanto sono ciccione e non riusciranno mai a diventare come [nome-Modella-a-caso]. Quelle che “smettila di zampettare di fronte alla TV che sembri un’oca“, quelle che dopo aver sfornato prole si sentono svuotate ed impoverite di tutto. Quelle che quando il capo, o uno stronzo qualsiasi, approfitta di un sorriso per metter loro una mano sul culo, si chiedono “cos’ho fatto di sbagliato?”. Perche’, diciamocelo, certi uomini ritengono che la pacchetta affettuosa sia un “riconoscimento” a qualcosa, di cui non so darvi una sincera spiegazione. Solo bestemmie, al momento,ma torniamo al “quelle che”. Dicevo
Quelle che vogliono migliorarsi sempre e comunque, ma poi si perdono perche’ non esiste un vero perche’ e, se c’e’, e’ troppo profondo o doloroso per poter essere tirato fuori. Non abbiamo mica sempre la pazienza di un tombarolo egizio, noi!
Quelle che “sei bella”  “mi stai prendendo in giro?” quelle che quando si guardano allo specchio si vedono come Nessy, nascoste sotto la placida superficie del Lago di Lockness.

Il nostro corpo non ci andra’ mai bene. Ci sentiamo sempre sbagliate, informi e sgraziate, diamo la colpa alla bilancia, allo stress, al ciclo, alla stagione, alla fame atavica che ci prende dopo ogni pasto. Ci ammazziamo di palestra per diventare come quell’attrice la’. E troppo spesso ci sentiamo sporche e deboli, come quando da bambine venivamo scoperte a mangiare la cioccolata, di cui lasciavamo traccia per casa, appoggiando le nostre manine tutte appiccicose su qualsiasi superficie – meglio se riflettente, certo!
Dietro la nostra costante ricerca di perfezione, si cela la paura, l’imposizione sociale e centaia di altri pesi inutile e medievali che continuiamo ad osannare come dei cretini!
Detto cio’, qualche volta dovremmo ricordarci che belle lo siamo davver facendoci qualche dovuta coccola, portandoci a cena fuori, comprandoci un bel paio di scarpe celesti fluo per andare in palestra, stando con persone che ci stimano e ci sostengono, ma soprattutto smettiamo di vittimizzarci.

#33: Cosa bolle nella pentola (di fagioli)?

blblbl

Blop, blop, blop, blop. Puuuffffssssh!
Blop, blop, blop, blop. Pufffffsssh!

[Ti trovi in una cucina ampia e pulita. C’è un costante sottofondo di mestoli che incontrano padelle, padelle che incontrano fornelli, fornelli che incontrano dita e lingue che incontrano denti e palato per formulare imprecazioni.]

Cosa c’è dentro quella pentola che mescoli da ore?” dice Nerdy alle mie spalle.
Qui dentro? Ci sono i fagioli di tutti gli americani!” rispondo io, alzando le orecchie come un gatto vigile.
Nerdy rimane interdetto e, senza studiarmi oltre, alza le spalle e ritorna al suo pc, favorendo la crescita esponenziale delle sue valigie cerchiate di viola cupo che adornano preziosamente i suoi occhioni da cerbiatto. Anzi da toro. Anzi da mucca. Insomma, quei suoi begli occhietti dolci.

C’erano una volta gli americani
Un popolo unico, unito, indivisibile, sotto la guida di Dio, in un paese dove la giustizia e la libertà sono per e di tutti.

[Due minuti di silenzio.
Perché uno effettivamente non è sufficiente per metabolizzare questa… Emh. Questa affermazione. Sì.]

I figli degli usurpatori degli indiani d’America vorrebbero insegnare al mondo come si vive in un Paese libero, moderno, culturalmente avanzato, lanciandosi nell’impresa di spiegare cosa sia e come si raggiunga la felicità.
Forse per alcuni è davvero difficile credere che, in uno dei paesi più ricchi del mondo, esista un numero così spropositato di persone infelici. Sì, avete letto bene INfelici.
Sembra inconcepibile, ma la realtà dei fatti lo dimostra costantemente ed in ogni salsa: ordinano un panino e vorrebbero che questo fosse già lì, pronto a farsi mangiare dopo un solo secondo dall’averlo pronunciato; chiedono al salumiere 400 g di prosciutto, ma non vogliono aspettare che la carne venga affettata; mettono il cibo dentro il microonde e guardano ogni-dannato-secondo il timer; si siedono sulla sedia della parrucchiera e la incitano a fare più svelta. E guai a VOI se sbagliate nel porvi, anche solo impercettibilmente, deludendo le loro enormi, mastodontiche aspettative nutrite anche verso la più banale delle cose, che sia il dargli l’erroneo dressing per l’insalata o mancare la vocale del loro incomprensibile cognome.
La loro vita si basa sul principio di fast = veloce, che non contempla, né rispetta, il legittimo ciclo degli eventi, la genuina essenza della natura per cui “ogni cosa a suo tempo” ed un “tempo per ogni cosa“.
Essere fast ti fa guadagnare tempo, pertanto stanno sempre coi piedi per aria a rincorrere i secondi che sfuggono via.

Ma come dice Euripide (mica uno così a caso, eh!) “il tempo è breve e chi insegue l’immenso perde l’attimo presente.”
La loro ossessione per il tempo è legata a tantissimi fattori, uno di essi è sicuramente la loro impossibilità a vivere la vita, perché impegnati nello strenuo sforzo di contare i centesimi che guadagnano per comprare spasmodicamente tutto quello che desiderano, masticando dalle sessanta alle ottanta ore settimanali di servizio, presentandosi al lavoro con la febbre, foss’anche l’ebola mutante, per non perdere nemmeno 1 dollaro (e con un dollaro a volte non compri manco le caramelle!).

Un altro concetto chiave della loro esistenza è: tempo = danaro.
Se lo ripetono come un mantra la mattina appena scendono dal letto come zombie e, automaticamente, accendono la tv, mangiando una tazza di cereali colorati (con solo-il-tuo-dio-sa-cosa) di fronte allo schermo, ipnotizzati dalla magnificenza del nulla trasmesso h 24/24, sempre, ogni giorno, anche a Natale.
Il loro vero Dio è il soldo. Lo venerano, lo amano ed ammazzano nel suo nome. Ovunque nel Mondo è così, ma qui assume l’aspetto della malattia, della brama che sfocia quasi nella depravazione.
La loro sete di tempo è congiunta indissolubilmente alla fame di moneta sonante, perché con i quattrini, tanti quattrini, si può avere tutto quello che si vuole, e si possono barattare i sentimenti (interni a sé) per gli oggetti (esterni da sé).

Questa devastante concupiscenza sfora nel “Io voglio“, la vera parola d’ordine, l’imperativo costante che fa diventare l’uomo lupo tra gli altri uomini. Niente è più collettivo, frutto dell’unione e della condivisione, tutto è individuale.

Non gli va mai bene niente! Si lamentano di qualsiasi cosa: del tempo, dei soldi, del governo ladro, della cameriera chiatta, del medico caro, del giornalista zoppo, la casa è brutta, e quello che schifo, e l’altro che indecenza e questo come si fa, ma è mai possibile, ti rendi conto, male ovunque…

EHY EHY, cavolo prendiamo fiato!
Non si può andare sempre in giro con una pentola piena di fagioli che bollono e sono pronti ad esplodere da qui a poco! Per cosa si vive davvero? Per il Sole, forse. O anche per il solo fatto essere testimoni di quanto sia meraviglioso veder nascere un prato verde punteggiato di microscopici fiorellini, dove prima si estendeva a perdita d’occhio un manto di gelida neve! O ancora per abbracciare le persone che ami e, perché no, per mangiare una buona pila di pancakes allo sciroppo d’acero.

L’America è meravigliosa, sono gli americani ad essere sbagliati!

Caffè e lavoro.

Un abbraccio a voi, biscottini di zenzero.

(Nerdy ha chiesto se la cena era pronta, gli ho detto che ho buttato la pentola, con tutti quei fagioli sai che concerti poi! Si cena fuori!)

#32: Altro che 365…

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Pensavo fosse passata qualche settimana dal mio ultimo post… Altro che 365 notti, qui “si batte la fiacca SoldatA Nero.” (Soldata, sì!)

La verità è che ho dovuto rincorrere il tempo, come Alice col bianconiglio, mettere una pezza al mio inglese, prestarmi come operatrice a tempo determinato, tentare di recuperare la mia decadente forma fisica, stare dietro alle sregolatezze della PPB e riassestare gli acciacchi di Nerdy a colpi di yoga-fai-da-te.
Dopo aver smesso le vesti di Wonder Woman (scusate la modestia), ho realizzato di aver trascurato drammaticamente il mio diario virtuale. Eppure mi ero ripromessa di

Ecco promessa e ripromessa, mannaggia a me.

Nel frattempo, per alleggerire il carico, ho aperto un nuovo diario, stavolta cartaceo e alimentare, dove annotare tutti i miei lauti pasti, le ricette più light e sane, i miei (frequenti) sgarri, il peso, le misure, i battiti cardiaci, l’acqua (seh… acqua…) tracannata, i passi, gli esercizi fisici e gli sforzi mentali per tenere a bada quella bestiolina che è rinchiusa da qualche parte dentro la mia anima e grida, come un’ossessa, testuali parole:

IO. ODIO. LE. REGOLE.

Ed è anche un po’ colpa sua se il mio piccolo, adorabile e verdeggiante giardino virtuale di tanto in tanto s’inaridisce.

Cos’ho fatto in questi mesi nella terra scoperta dal Cristoforone nostro?

1) Ho mangiato.
   Tutte le cose più buone e grasse e lucide conosciute al mondo.

2) Ho estratto un dente del giudizio.
Veramente me l’hanno estratto alla modica cifra di 434 verdoni, ma il risultato è lo stesso…

3) Ho criticato i costi della sanità.
Ma ne ho elogiato la rapidità e l’efficienza.

4) Ho provato a capire come ragionano i nativi.
Non ci sono ancora riuscita. Ed il massimo della mia perplessità è stato raggiunto di fronte ad una maglietta con la scritta “I’m NOT sorry.”
Se questo è il massimo della ribellione che riuscite a manifestare, amici a stelle e strisce, allora
Ma l’importante è crederci! (E loro ci credono duro e puro, siori e siore!)

5) Ho guardato qualche telefilm.
Ma di questo voglio parlare in un altro momento.

6) Ho aperto un account pinterest.
Dice:”E che non ce l’avevi ancora?”
E no! Non ce l’avevo!
Appena capirò come, lo sincronizzerò a questo disgraziato diario!

Ammazza se vola il tempo!

Ad ogni modo ECCOMI, o meglio ri-eccomi, a scrivere nuovamente!

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#31: Ah chicco, fa ‘mpochetto de freddo!

Eccoli i nostri impavidi eroi!
Nascosti in volto da una celata di lana di pecora a maglie strette, protetti sul corpo da una tuta di pile e vari strati di cotone grosso, sfidano la neve e le raffiche di vento che viaggiano a 100 km/h!
Le scarpe in VERA finta pelle sembrano ormai pezzi di vetro e, ad ogni passo, scricchiolano pericolosamente, minacciando di infrangersi in mille pezzi.
Non appena i due guerrieri bardati da testa a piedi si fermano per un secondo, le gambe rischiano di diventare dirette propaggini del ghiaccio che ricopre l’asfalto.

Nonostante la frenesia a cui tendono gli eredi di Franklin, i nostri encomiabili prodi conducono in maniera eccelsa la battaglia contro il nemico in arrivo e decidono di scagliarvisi addosso, con tutta la loro metallizzata carrozza moderna: un catorcio che se lo vedesse Giulio Cesare ci chiederebbe se vogliamo versarlo e fare a cambio con una biga da combattimento del suo tempo, sostenendo che sarebbe meno demodè.

Le foreste a bordo del trafficato sentiero sembrano provate dalla tormenta. Molti alberi resistono, lottando contro questa forza invisibile che li vorrebbe vedere piegati o, peggio ancora, sradicati dal suolo! Ma loro no! Stanno in piedi, sti poracci.
Tutti tranne due che, all’improvviso e con un agghiacciante grido di dolore, si spezzano e si accasciano poco distanti l’uno dall’altro.
Il cielo, bianco ed immutevole, è minaccioso: nella sua luce di un candore abbacinante nessun uccello libra lieve e spensierato. No!
Gli Yankee, ammantati da scafandri e maschere antiatomiche, irrompono nei supermercati ed intimano a chiunque si frapponga tra loro ed il latte in bottiglia di allontanarsi immediatamente, pena la morte immantinente per colpo d’arma laser.

Nel bel mezzo di questo scenario leggendario, una voce sottile risale da qualche lontano abisso…

“Scusa Nerdy… Non vorrei romperti l’epicità, ma…”
“Eh?”
“Non trovi che faccia un po’, pochino, pochettino… dico, piccolo eh… di freddo?”

Proprio così. Ci comportiamo come dei veri europei disfattisti. Attorno a noi la gente quasi si strappa i capelli per prendere un tozzo di pane al supermercato, mentre noi pascoliamo placidi dentro le corsie con una flemma letale, scegliendo meticolosamente uno ad uno i prodotti da introdurre dentro il carrello e contando calorie, grassi, carboidrati e zuccheri, manco fossimo dei grandi intenditori.

Ok, sarà una notte buia e tempestosa.
E se lo dice il “The Guardian“, io ci credo!

Snow Meme 10

Voglio rendervi partecipi anche di questo.

#30: Rispetto? Si mangia?!

Partiamo dal presupposto che tutti siamo destinati a lasciare questo mondo crudele.
Un dato di fatto, appurato, così è e così ci tocca.

La morte ci ossessiona talmente tanto che qualcuno ha sentito la necessità di aprire pagine come questa, di creare classifiche e premi ironici (tipo il premio Darwin) chiaramente consegnati a gggenteintelligente, capace di autoeliminarsi da questo allegro circo o compromettere la possibilità di riprodursi in modo irreversibile e davvero inconcepibile, ma fattibile, eh!

Confesso che qualche volta mi capita di farmi quattro o cinque risate, leggendo qua e là di come gli esponenti del genere umano ci tengano a confermare la teoria di Einstein sull’idiozia, ma secondo il mio modestissimo ed inutilissimo parere esiste un limite chiamato “decenza”, sconosciuto ai più.

Di recente in Italia ci sono stati vari lutti nel mondo dello spettacolo.
Ecco come vengono annunciate le morti nella mia homepage di FB:

1.”Ehy, adesso non rompete i cogl****i con questo st*** di ****, perché non era un c*** di nessuno.”
[con foto annessa del defunto, logicamente, giusto per non creare inutili equivoci!]

2. “Non ve lo siete cag**** in vita, adesso è un santo. Ma andate affan**** voi e pure lui

3. “Ciao ****, insegna agli angeli a suonare/cantare/ballare/fare l’attore. ANZI, fatti insegnare qualcosa visto che quando eri vivo non valevi proprio niente.

E via di “like“, come se piovesse! Tutti felici, tutti talmente soddisfatti da darsi delle pacche sulle spalle e fare finta che l’autodeterminazione di sé inizi e finisca con i “mi piace” ricevuti o, peggio, con i commenti degli amici-opinionisti, il cui spessore è talmente piatto che rasenta il sottosuolo.

Tutti loro, infatti, conoscono perfettamente la vita del neo-trapassato, dalle passioni ai dolori, poichè hanno partecipato e/o contribuito alla formazione di un percorso, facendo proprie le vittorie guadagnate con fatica, i traguardi raggiunti o anche le cocenti sconfitte. Hanno tenuto la mano di uno di quei parenti in lacrime, sostenendolo nel tragico momento del distacco finale…
Cazzo, ma se parlassero così di VOSTRA MAMMA? o di vostro padre, nonna, sorella, fratello, amico del cuore e del culo?

Questa ipocrisia schifosa mi crea davvero un disagio sconfinato e penso alla pochezza di quanti, di fronte alla tastiera del loro computerino, il cui uso si limita alla pubblicazione di cattiverie gratuite che non servono DAVVERO a nessuno, si sentono dei super-eroi, quelli che non-devono-chiedere-mai, quelli che “ma io dico solo quello che penso“, “ma io dico quello che tutti pensano e che non dicono perché sono ipocriti“.

AH, ma davvero?! E non vi prendete ALMENO un minuto per pensare a come non urtare il prossimo? Ma no, voi siete quelli troppo toghi, quelli che “la verità prima di tutto”, ma IO prima ancora della verità e soprattutto davanti a tutti quanti voi messi insieme.
I capofila delle teste lucide, insomma.

Poi sono gli stessi idioti che quando muore il loro idolo dell’underground si sprecano in piagnistei patetici, erigendo altari fatti di fuffa e aria fritta e stilando un epitaffio degno di Leopardi. Però voialtri, a cui non arriva la profondità del mito alternativo che è stato un pilastro degli anni X, perché era uno sperimentatore estremo, un grande, un vero intellettuale, uno per cui vale la pena di spendere due o tre parole DOPO che è morto, VOI (ripeto!) non avete diritto di ideare una dedica, di esprimere un pensiero positivo nei confronti di uno (chiunque esso sia) che per voi ha contato qualcosa perché magari ha accompagnato momenti della vostra vita, componendone la colonna sonora, per esempio, perché finireste subito con l’essere bersagli sensibili dei capofila che vi bombarderebbero (sui propri profili privati) di insulti indiretti (e se voi chiedeste “Ma era per me?”, vi sentireste rispondere “MA QUANDO MAI! MA SCHERZI?!“. No, non sto scherzando, idiota.).

Ecco, tutto questo ha a che fare col rispetto.
Una parola che vuol dire tutto e tutto il suo contrario. Tutti VOGLIONO rispetto, pretendono di spalare montagne di schifezze addosso a chiunque, in nome del “rispetto” (ovvero, tu devi rispettarmi, io però posso fare quello che mi pare con te, coi tuoi sentimenti, con la tua inutile e miserrima vita).
Ma cos’è questo “rispetto“?
Forse è rispettoso tacere, qualche volta, e piantarla di comportarsi da veri duri dal cuore di titanio.

#29: La lettera che non ti ho mai scritto (e che forse nemmeno ti meriti).

Vedi, ci sono tantissimi esseri viventi in questo mondo. Ognuno ha le proprie peculiarità: c’è chi è distratto e si dimentica qualcosa perché ha la testa fra le nuvole, perso nei propri perché, impegnato a rincorrere il Bianconiglio seguendo il lontano richiamo del ticchettio dell’orologio; c’è chi ha un carattere ostile, impenetrabile e niente e nessuno può fargli/le  cambiare idea, opinione; c’è chi ha un gran cuore e vuole dimostrarlo a tutti i costi, “costi quel che costi”. C’è ancora chi ha una grande pazienza, ma rimane in silenzio ad ascoltare, osservare, coltivando emozioni e riflessioni segrete che poi sbocciano in un meraviglioso giardino di fiori nascosto da alte mura di intricate edere, le quali celano ancora un piccolo passaggio segreto, forse una porticina con una chiave che spetta a te cercare. Ci sono quelli che sembrano rudi e sono in realtà delle torte di cioccolato fondente dal cuore morbido, ma ci sono anche quelli che sembrano rudi e sono rudi, volgari e inopportuni. Alcuni hanno un’anima sensibile intrappolata in un corpo che sembra non volergli appartenere, altri ancora hanno un corpo meraviglioso ma un’anima lercia. Ci sono quelli che non badano al proprio corpo ma ai propri atteggiamenti, vivono per gli ideali “ben più alti” di ogni umana frivolezza.
Poi ci sei tu.

Tu.

Avrei voluto scriverti una lettera, ma non trovo mai le parole adatte che possano descriverti esattamente. Quelle giuste, che ti si cuciano addosso come fossero un abito.
Per un momento della mia vita ho pensato di aver trovato in te un’amica perfetta. Non ho mai dato troppo peso alle mancanze, alle assenze, alle parole non dette o alle parole dette con leggerezza. Ho sempre pensato che tra noi esistesse un legame vero, profondo, illudendomi fosse “inossidabile”, capace di sfidare ogni sorte ed ogni avversità.
Avevo un’immagine in mente di te totalmente diversa dalla realtà. Mi sono illusa di poterti stare vicino nella tua sofferenza, nei tuoi sorrisi, nella tua vita e di poter toccare, con la mia, la tua anima, anche solo sfiorandola appena appena, gentilmente, come si fa con la punta delle dita contro il petalo di un bocciolo profumato e fresco.
Non credo di aver cercato spasmodicamente di invadere la tua essenza, ma posso dirti di non averti capita e di aver preso un forte abbaglio, di aver letto male i “sintomi” della tua inimicizia ed aver interpretato la realtà a mio modo, forse perché ciò che “sentivo” si scontrava totalmente con quel che “vedevo”.
Ho percepito un cambiamento, ma non credevo in quello che mostravi. Era troppo difficile da ingoiare e digerire.
Non capivo il perché dei tuoi atteggiamenti freddi, scostanti e dettati dalla presenza di questa o quella persona, dei tuoi momenti di ostilità, dei tuoi falsi abbracci, delle moine prive di qualsiasi vero affetto.
Le parole dette alle mie spalle, così pesanti e terribili, mi hanno ferita.
Sono ferita tutt’ora. Ma non ti porto rancore.
L’unica mia domanda è “perché?”.
E sai cosa mi fa più male? Non trovare una risposta e, al posto di quest’ultima, lasciare un enorme vuoto. Una voragine. Non capisco quale motivo ti abbia portata ad essere irraggiungibile ed intangibile.

Non voglio più stare male per te. Voglio lasciarti andare, leggera ed ondeggiante come una barca sul mare placido, e stare dove sono, sulla riva a fissare il cielo e l’orizzonte nel quale ti perdi e, piano piano, sparisci lontana da me a cercare la tua felicità.

Ci sono tante parole che non ti ho detto e che non ti dirò mai. Solo ora capisco che non te le meriteresti. Non più.

#28: you’re going to have an “A”!

L’avrò sentito (e scritto) giusto?
Ebbene, sono passati 2 mesi e mezzo. Diggià? Are you kiddin’ me, dude?
Unfortunately I’m not.

In questi due mesi e mezzo ho “passato” 2 test, il primo con 96, il secondo con *rullo di tamburi* 100!

Ok, ok. Non sono ad Harvard o a Yale. Sono una semplicissima studentessa di una scuola che insegna l’inglese yankee e that’s it!
Il mio obiettivo è imparare e imparare ancora.

Nerdy ancora bestemmia per la sua F. I’m so sorry, come dicono di continuo qui – anche quando non sono sorry proprio per niente.

Per festeggiare questo traguardo ho deciso di ricominciare ad avere un’alimentazione accetabile in termini nutrizionali. Questo significa che mentre gli altri oggi si abbufferanno con le lasagne e tiramisù, io mangerò la mia insalata col tonno e pomodori ed i miei 60 grammi di riso integrale.

Come dolce, cosa gradisci Man? Un caffè, grazie.

Dimenticavo un dettaglio…
Dev’essere senza zucchero.

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Coff… Coff…

#27: Il tacchino, la neve e lo shopping sotto le stelle.

Passiamo con la macchina affianco al cimitero ricoperto di neve. Attraverso i finestrini, riesco a vedere le lapidi ricoperte di un sottile strato bianco di cristalli ghiacciati che risplendono quando toccati dalla luce dei fari.
PiccolaPesteBubbonica, seduta nei sedili posteriori, canticchia qualcosa assieme ad un’amica brasiliana. Sono circa le nove e mezzo di sera e stiamo andando a fare shopping.
Nella mente ho un milione di pensieri. No, forse due. Miliardi. Di milioni.
Abbiamo passato una giornata a mangiare e chiacchierare a casa di un’amica/collega, che ha preparato una tavola meravigliosa imbandita di ogni grazia di Dio. In verità erano due: una per il salato e l’altra per il dolce. Il clima era quello che trovi dentro casa tua durante la cena della vigilia di Natale: pace, amore, calore e voglia di stare insieme per condividere le cose belle della vita ( e anche quelle meno belle, diciamocelo).
E certo che si ha voglia di stare vicini e spartire! Siamo, chi più chi meno, lontani almeno 10,000 miglia da casa nostra, con una voglia matta di essere amati e accettati per come siamo. Niente di più facile, giusto?
Eh
Thanksgiving.
Parliamone.
Ringraziamento… E chi devo ringraziare?
Non posso mettermi proprio ora a stilare una lista delle persone a cui devo tutta la mia gratitudine. Come potrei? Rischierei di battere sulla tastiera migliaia di nomi, migliaia di ragioni, scartabellando faticosamente i fogli impilati sulla scrivania della mia mente, esaminando i ricordi, uno dopo l’altro.
Sono grata. Sappiatelo. Sono riconoscente verso tutto e tutti. Verso ogni respiro che lascio andare e che riprendo dentro me, sono grata del cielo, del Sole, della pioggia, del vento e del Sole mentre piove e fa vento. Sono grata di essermi svegliata stamattina, di aver potuto vivere questa meravigliosa giornata con delle persone che, come me, si sforzano di sorridere nonostante le difficoltà. Dico grazie per i frutti del mio raccolto, per l’amore che mi circonda. Per avere con me due gioie (PPB e Nerdy), ed è per loro che la mattina mi alzo e faccio tutto quello che posso.
Grazie, grazie, grazie. Grazie anche a chi mi ha fatto del male, a chi mi ha dato delle lezioni, a quelle parti della mia vita che sono state come brutti schiaffi perché sono state motivo di crescita.
Sempre più spesso ho paura che questo incanto possa infrangersi da un momento all’altro. Ho tantissime paure che cerco di tenere nascoste dentro me. E che per oggi rimarranno silenziose. Voglio pensare che questa magia possa durare eternamente, rinchiusa in questo infinito attimo.

Ok. Poi al Mall ho comprato una caffettiera nuova. Elettronica. E fa 12 cups di caffè.
E anche la bilancia elettronica. Ho bisogno di riprendere a mangiare come un essere umano.  (e smetterla di mangiare queste cose buonissime e piene di zucchero, burro, olio, colesterolo, grasso…)

Thanksgiving-Day-1

#26: Mh, mh.

Stavo cercando una ricetta al PC.
Una di quelle sfiziosette che mi ritrovavo a creare, voglia&tempo permettendo, quando vivevo in Italia. Nel bel mezzo del mio momento cogitabondo, sono stata colta da un pensiero fulminante “Porcocane. Sono dall’altra parte del mondo!”.

Chi ha deciso di emigrare (e ce l’ha fatta) è stato secondo me investito da questo pensiero e stato d’animo più di una volta!
Eccomi preda di sconforto, così, improvvisamente.

In realtà il pensiero consecutivo è stato “Non posso raggiungere mia madre/mio padre/mia nonna/la mia amica/mia suocera quando mi pare“.

La distanza.

Un problema che mi ero posta in precedenza, prima di essere fisicamente nella terra dei cowboy, ma che non avevo mai concretamente fatto mio.

Sta scorrendo via la quinta settimana di permanenza e ne trascorreranno probabilmente tante altre, lontana dai miei affetti. Presto arriverà l’inverno e la neve ed il buio presto. E saremo solo Nerdy, PiccolaPeste ed io.
Che, intendiamoci, è un mix più che sufficiente per riempirmi la vita, ma a volte si ha bisogno di amenità, leggerezza, compagnia e qualche sorriso sincero, un volto amico ed il calore della tua famiglia.
Quel calore che altrove non trovi o che forse VUOI non trovare.

Com’è difficile essere una donna allegra durante il pre-ciclo.