#21: Il preavviso

Guarda che bel cielo azzurro qua fuori, PiccolaPesteBubbonica!

Hey, Nerdy! Domani finalmente finiremo di riempire le scatole! Abbiamo ancora DUE giorni di ferie!

È tutto perfetto, studiato nel minimo dettaglio. Ogni cosa si svolge come dovrebbe, dallo smistamento del vestiario all’imballaggio degli utensili, passando per un trallallá ed un “a presto!“.

Poi l’espressione di Nerdy alle 18:00 in punto muta di netto e quello che prima sembrava uno spensierato sorriso da puer in locus amoenus, svanisce, sostituito da un feroce ghigno.

Oh amato Nerdy con paresi da Joker, cos’accade?!“, chiedo con un occhio a PPB e l’altro alla montagna di pacchi che invade casa.

La notizia quasi sembra non voler abbandonare le pallide e rabbiose labbra dell’uomo-in-arancione, per paura che il suono di quel temibile segreto possa concretizzare l’inevitabile.
Le ipotesi sono:

A. Decesso di felino
Ti è morto il gatto?
Scuote il capo.

B. Appuntamento procrastinato
Il dentista ha detto che la pulizia semestrale salta?
Di nuovo no.

C. Catastrofe naturale
Un meteorite ha colpito casa della suocera?
Ancora niente.

D. Fenomeni paranormali o incontri del terzo tipo
Gli alieni sono venuti in visita nel piccolo paesello industriale?
No, no e no!

Qualcosa però si muove, risalendo l’oscuro abisso delle interiora dell’uomo Nerd. Lui, un pezzo di protonpack in mano e uno smeriglietto nell’altra, mi guarda attraverso i suoi occhiali da saldatore con espressione immobile. Così rassegnato l’ho visto solo quella volta che eravamo in ferie e… Ohcacchio!
Sibilando striscia, arrancando tra lingua e denti, la frase che nessun essere vivente vorrebbe mai sentirsi dire.

“C O S A?!” rispondo io, armata di calzini e reggiseni appena tolti dalla fune.

Sì, avete capito bene.

Nero e Nerdy sono stati richiamati al lavoro dalle ferieper esigenze di servizio” con un preavviso di dodici ore esatte.
Mapporc

#19: Settembre!

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Settembre è decisamente il mio mese.

Segna la fine dell’estate, del caldo torrido e soffocante, delle code chilometriche sulla statale per andare al lavoro (maledetti turisti!!), le spiagge diventano piano piano meno affollate, il Sole si allontana dalla volta con fretta maggiore, i colori tutt’intorno cambiano e diventano una poesia per gli occhi.

Per fare due passi fuori, la notte ci si mette sopra una giacchina, sebbene quest’anno di maniche corte ne abbia viste ben poche; ho persino dormito col piumone per tutto Agosto… 

Da bambina, Settembre era il mese dei saluti e delle amicizie lontane, si ricominciavano a scrivere le lettere (con carta e penna, niente e-mail!), si andava nelle cartolerie – che profumavano di quaderni nuovi ed inchiostro – a comprare tutto il necessario per affrontare il nuovo anno scolastico e si aspettava con ansia di incontrare nuovamente certi compagni che non si vedevano dalla fine della scuola.

L’odore della terra e dell’erba bagnata, che proveniva dal cortile dietro camera mia, mi ricordava che era proprio giunto il momento di tornare sui libri e, no, per me non era affatto un sacrificio, anzi!

Settembre si porta dietro un po’ di magia e tanti solitari ricordi, lontani nel tempo, capaci di stringermi il cuore.

Ma non voglio parlarvi delle mie fantasie, delle stelle, della malinconia di cui sono facile preda (in questo periodo), voglio solo augurarvi un buon inizio.

Si ricomincia!

#17: Horror time!

Cercavo da qualche tempo un filmetto horror leggero, di quelli che non fanno troppa paura, che non ti fanno venire un infarto ogni quaranta secondi, insomma qualcosa da guardare prima di fare la nanna e, sapete, l’ho trovato!

Si chiama “The Penny Dreadful picture show”

Penny vive in un vecchio cinema assieme ai suoi due amici Ned, uno zombie, e Wolfboy, un licantropo.

Ned indossa una divisa rossa che ricorda quella di un bigliettaio del circo o dei cinema di qualche decade fa o di un facchino di un grande hotel, il suo viso è tumefatto ed è (non troppo segretamente) innamorato di Penny.

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Wolfboy indossa una divisa da aviatore anni ’40 e mi fa sovvenire alla mente quelle scimmiette agghiaccianti, alle quali si dava la carica con la corda o la chiavetta, che impugnavano un tamburello o dei piattini dorati, fortemente in voga nel secondo dopoguerra.

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(Ricorda anche a voi questa?

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Cavolo per me è u-g-u-a-l-e!!)

Penny è una bambolina di porcellana meravigliosa. Il suo costume è tutt’altro che scontato, nonostante sia iconograficamente rispondente ad una certa immagine di giocattolo horror. Per certi versi mi ricorda un po’ Emilie Autumn: il rosso dei capelli ed il contrasto con le vestì lacere (che prima o poi si macchieranno di sangue).

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La produzione di questa antologia horror è indipendente e la regista, Eliza Swenson, è anche la presentatrice dei tre episodi che compongono il film.

Il cortometraggio di apertura, che verrà ripreso anche sul finale, è intitolato “taglio nella scatola” (slash in the box), è brevissimo e non si fa in tempo nemmeno a provare un brivido, che già si conclude.

Il secondo s’intitola “Il mattino dopo” (The Morning After) racconta una storia soft di lesbismo vampirico. Secondo me sono molto ben curati gli ambienti e gli abiti, per non parlare della collocazione temporale e della scelta dei colori.

La storia è carina, niente di pretenzioso.

L’ultimo ha come punti di riferimento “la casa dei mille corpi”, “non aprite quella porta” e anche “Halloween” ed è senza ombra di dubbio il mio preferito!

Si intitola “The Slaughter House“. È ambientato nell’America anni ’60-’70,  vede come protagonisti un gruppo di hippies sulle tracce di un serial killer e una famiglia un po’ particolare con una grande casa in campagna.

(Pssst… Tra gli attori c’è Sid Haig)

Se avete 101 minuti da dedicargli, fatelo!

#16: Roma capoccia der monno ‘nfame

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Roma, ah Roma!

Con questa, è la quinta volta che la visito. E, anche con tutte le sue impalcature, ristrutturazioni, finti centurioni e gente che, in pieno Agosto, ha voglia di scendere dalla macchina a semaforo rosso per gridare “…’tacci tua!” al guidatore davanti,  rimane sempre bellissima.

Ogni strada, opera, edificio trasuda storia. Tutto, anche una cosa capitata lì per caso, guadagna immediatamente fascino e bellezza.

OK. Va bene. Sono stata sedotta da “la Grande Bellezza“, dalle scenografie e da alcune verità buttate lì quasi involontariamente.

Stavolta la mia digressione mentale ha avuto origine guardando l’insegna di una strada, che recitava “via dei due macelli“.
Chissà perché si chiamava così!
C’erano effettivamenti due macelli? Magari in contrapposizione tra loro? O ognuno si occupava di cose diverse?  A che epoca risale?

Ci sono migliaia di turisti assiepati all’ombra contro i muri oppure camminano per le strade oppure sono in coda e aspettano il proprio turno per visitare il Colosseo. Tutti bevono, si sventolano con ventaglietti di fortuna e  stanno sotto ombrellini di carta in stile giapponese. I giapponesi, per tutta risposta, hanno delle visiere da far invidia ad ogni buon giocatore di baseball americano e gli americani  sfidano il sol leone con indosso solo una maglia, un paio di shorts, scarpe sportive e la loro pelle (bianchissima e riflettente). Non vedo tedeschi all’orizzonte o, se presenti, sono ben camuffati tra gli altri, rinunciando all’immancabile e sempreverde calzino bianco. In compenso c’è abbondanza di pakistani ambulanti che, alla modica cifra di un euro (due euro negli stand), ti vendono acqua ghiacciata per la strada.
Ho mangiato la frutta più cara della storia! Pesche noce a 9.90€ il kg!
Ho pagato 3 euro e rotti per una mela, una pesca ed una banana!
Pakistani affaristi!

I tassisti guidano come se sciassero, conoscono poco il pedale del freno e scivolano via sopra le strade ora evitando pedoni, ora zippando un semaforo rosso per meno di un pelo.

Ci sono le cicale che cantano nel cuore di via dei fori imperiali, c’è un buon profumo di resina, ragazzetti francesi che giocano a pallone e pochissime macchine in giro.

Quando il Sole si abbassa decido di portare Nerdy da “Storia e Magia“, proprio vicino a città del Vaticano.
Lui, che è l’uomo-in-Arancione più nerd dell’Universo, ne rimane incantato.

Ebbene, cara Roma, non esiste persona che ti abbia vista e non abbia scritto della tua meravigliosa magia. Ora anche Nero l’ha fatto!

#15: Il brufolo sul naso

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Vi è mai capitato che la vostra pelle vomitasse fuori qualcosa di davvero abnorme in uno dei momenti meno opportuni della storia?

Che ne so: avete una gara di ballo, uno spettacolo teatrale, un’esibizione in prima persona, vostr* figl* fa la recita/si diploma/discute la tesi di laurea? Voi dovete laurearvi? È il giorno del vostro matrimonio? Dovete incontrare il vostro nuovo datore di lavoro? Presenziare ed intervenire ad un convegno?
Bene, questo è il momento.

Qualcosa spunta prepotentemente fuori dai vostri pori. Dapprima appare come un innocuo puntino rosso (“figurati, ora mi idrato per bene e via la macchia!”), poi diviene sempre più presente, gonfiandosi in modo esponenziale ed inesorabile, ora dopo ora.
Quando è ormai tendente al bianco, l’80% di noi viene colto dalla magnifica idea di schiacciarlo senza pietà (“Tu sarai mio! Ahr ahr ahr!”), finendo col peggiorare la situazione.
Allora, armati di fazzoletto, studiamo attentamente il nostro riflesso che ci guarda (in cagnesco) di rimando dallo specchio, apprestandoci, repulsione a parte, ad aggredire il nemico purulento che infesta il nostro volto.

L’antagonista sembra ponderare preventivamente il piano di battaglia, scegliendo il punto peggiore sul quale mostrarsi orgoglioso e soddisfatto: la punta del naso [oppure la guancia oppure il mento o, ancora, il centro della fronte (per dare un tocco di hare krishna al nostro provato aspetto)].

Ovviamente i risultati sono devastanti. Otteniamo esattamente l’opposto di quel che avevamo in mente: ora al posto del puntino bianchiccio, compare un tondo frastagliato, vermiglio ed infetto, accompagnato una brutta unghiata.
Succede poi che alcuni tamponano l’obbrobrio con disinfettanti, alcool o cicatrene, altri continuano a torturarsi finché la ferita non raggiunge almeno la circonferenza di un polpastrello!

Alzo le mani! Confesso! Appartengo alla seconda specie.

Ma perché questi pensieri interamente dedicati alle imperfezioni cutanee?

Nerdy e Nero hanno un appuntamento importante. Assieme a loro ci sarà anche Potente, il brufolo impertinente.
Sulla punta del naso.
Di Nero.

#13: Contraddizioni di ruolo

Una volta ho…

…sentito un poliziotto (non in borghese) che prestava servizio dire “La Mafia! Io sono a favore della Mafia. La Mafia ha fatto grande lo stato, tutela i cittadini

Siamo sicuri che sia normale avere una divisa del genere addosso e fare certe affermazioni?

ascoltato un commerciante che si lamentava dei clienti perché “entrano e si guardano la roba. Poi non comprano niente!!

visto (con gli occhi di PiccolaPesteBubbonica) una maestra delle elementari intervenire in una scaramuccia tra bambine, esordendo con “Alpha è figlia di un carabiniere, quindi non dice bugie!!” [Omega invece è figlia di un allevatore, quindi è sicuramente bugiarda! (?!)]

sentito il direttore di un centro di accoglienza ammonire un dipendente, dicendogli “Non chiamarli animali (per gli ospiti che alloggiano nel centro e sono, ovviamente, esseri umani), meglio chiamarli bestie… Così non ti capiscono“. Eh! Bisogna stare attenti ai lemmi usati!!

letto donne, in pieno fermento femminista, accusare altre donne di non fare nulla per la società nella quale vivono. (Poi sai che le prime quasi sempre sono figlie di papà, con un lavoro a tempo indeterminato siglato da multinazionali spietate, per le quali ricoprono posizioni da favola e le ultime, invece, si arrabbattano per trovare un lavoro oppure, ancora meglio, lavorano nel sociale).
Ma tu cosa fai per migliorare la società?
“Lavoro per gente  di cui tu non conosci l’esistenza. E che segretamente chiami, con disprezzo, straniero

avuto paura di un uomo che diceva ad una donna “A me non interessa vedere laghi, foreste, montagne quando sono in ferie. E poi questq cosa di visitare le città… Cioè, cosa c’è a Londra che qui nella big-city non possa trovare?! NIENTE! Io voglio scoprire l’America del Sud!! I latini!!”
E la donna, in tutta risposta, fa una domanda alla quale si risponde da sola “Secondo te chi l’ha fondata Londra!? I LATINI
(io pensavo sinceramente che poi sarebbero saltati fuori dalla siepe una telecamera ed un allegro presentatore al grido di “candid camera!!”. No.  Non è successo.)

Pausa caffè.

#10: Ma che domanda è?

Conosci una persona. Ci parli (chatti/mandi SMS) per un po’ di tempo, diciamo quel tanto giusto per dire a te stess* “ma sì, diamogli/le la sacrosanta opportunità di entrare nella mia vita!“, poi…

Poi, eccola. Arriva la fatidica domanda che ogni ( o quasi) persona fa ad un’altra, solo per capire meglio l’andamento della sua vita o per avvicinarsi ad un livello più sensibile di intimità (credo): “Sei felice?

Quando mi pongono una questione del genere, mi sento pietrificare dentro ed assomiglio in maniera impressionante ad un opossum che adotta la tanatosi per sfuggire all’indecente predatore inquisitore travestito da essere umano curioso.

Ed ora cosa cacchio rispondo?

Essendo la domanda postami una yes/no question, potrei sfoderare il mio miglior inglese, esibendo un emozionante “oh yes, Man!“, tirando avanti come nulla fosse.

Ma se dici “no“, allora succede che il tuo interlocutore/inquisitore si sente autorizzato a farti domande di ogni genere per scoprire la causa della tua “ipotetica” infelicità.

Ma se io, per esempio, non sapessi esattamente come classificare la felicità?

Se dicessi “Ma… Per me la felicità è un attimo” o ” è la sostanza di tutte le cose che mi rendono ricca anche solo perché esistono” o “la felicità è un concetto difficile da sviscerare, mi è impossibile rispondere con yes/no“, temo sforerei in un trattato filosofico ontologico nel quale inserire, a sostegno delle mie strampalate tesi, autori vari ( Sull’essere e sul non essere” ultima fatica filosofico-umanistica di Nero Come La Notte -ammettiamolo, suona proprio fiQo).

Ma la risposta potrebbe anche essere “Discutiamone di fronte ad una tazza di caffè, che ne dici?

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Damian Kłaczkiewicz

#9: Diamo un taglio netto ai rami secchi!

Credi che la tua vita senza certi elementi non abbia senso?

Provi un senso d’angoscia ogni qual volta il tuo telefono resta muto per giorni?

Hai mai avvertito uno strano fastidio quando i tuoi “amici” si mettono in contatto con te solo per utilizzarti come degno rimpiazzo?

“Essi” si fanno vivi esclusivamente per raccontarti:

1. Quanto sia figa la loro vita
            o

2. Quanti problemi non riescano ad affrontare, piangendosi puntualmente addosso e cercando il tuo totale appoggio?
E tutto questo senza chiederti MAI
(nemmeno quando hai la febbre più aggressiva della storia e pensi di aver contratto l’ebola mutante) come ti senti, quasi fosse un tabù oppure semplicemente perché di te gli interessa meno che della suola delle proprie scarpe?

Allora fai come me!
Dai un taglio ai rapporti pesanti, appassiti, inutili con un bel colpo di forbici!
Lascia cadere nell’oblio quel che ti fa soffrire, che ti toglie il sorriso o che ti procura stati d’animo negativi!

Ora, bando alle ciance
Quest’anno ho avuto modo di riflettere sulla veridicità dei miei strani rapporti d’amore e d’amicizia e, no, non ho raggiunto nessuna conclusione sensata.

Più che altro, osservando in modo distaccato i legami che intercorrono tra i singoli o tra i gruppi, ho potuto notare un latente distacco, un velo che divide l’uno dall’altro in un modo che appare indefinibile, ma è in realtà preciso.
L’insieme dei rapporti è relegato ad una grande bolla formata da piattaforme “social“, che di social hanno solo il nome!

Tra me e te
, a veder bene, c’è di mezzo un “mediatore“, che mi sottrae dal doverti guardare negli occhi mentre parlo/i, dal dover(ti) ricevere(trasmettere) la tua(mia) energia, mi esime dal viverti fattivamente, dal sentire la tua voce inondare la mia testa.
Mi dispensa dall’esprimere me stessa (nel bene o nel male), infine, di fronte ad una persona che, per quanto diversa, riconosco come mia simile.

Attraverso i social, poi, ognuno mostra solo una parte di sé, ovvero la “porzione” ritenuta migliore, nella quale vorremmo che gli altri ci identificassero!

Si arriva a sentirsi in dovere di indossare continuamente una o più maschere, per ovviare alle nostre insicurezze più radicate. Ma così facendo, molte delle nostre tonalità vanno disperdendosi o modificandosi.
Ed i rapporti diventano un agglomerato indistinto di gesti e parole artefatti.

Il detto lo dice (appunto!):
Meglio soli che mal accompagnati

Se è vero che a volte il problema siamo noi, è altrettanto vero che certe altre lo siano gli altri. Già farsi un esame di coscienza ci porta di un passo più vicini alla consapevolezza!

Ed ora, caffè! Beviamo assieme? ;3

#7: Pop-porno

Sai quando ti alzi la mattina ed una canzoncina risuona nella tua testa?
Durante il giorno ti tiene compagnia, non ti abbandona. Poi vai a letto e nemmeno allora sparisce.

Oggi, per me, è uno di quei giorni!

PiccolaPesteBubbonica, qualche anno fa, dopo aver visto questo video ha cominciato ad appassionarsi alle cose-da-adulabrahamti.
Un bel giorno mi chiede il computer per cercare “foto di cartoni animati“. “Certo“, le dico.
Quando torno (dopo forse cinque minuti) la trovo a digitare “come dare baci con la lingua” ed altre cose del genere.
Lì per lì la mia faccia somigliava esattamente a quella di Abraham Lincoln scolpita sul monte Rushmore.

 

Poi, ripensando a Nerobambina ed alla sua incredibile precocità, mi sono anche detta “forse è meglio spiegarle qualcosa con un libro“.

Dopo l’amaro pippone che si è dovuta sorbire su “internet è un mezzo pericoloso se non lo sai usare“, le ho comprato un bel libriccino con tante figure e spiegazioni “scientifiche altissime”, dettagliate ed accurate.

Ora PPB sa esattamente che il buchino da cui esce la pipì non è lo stesso dal quale escono i bambini!
E vissero tutti felici e contenti (fino a nuovo ordine!).