#42: Kitchen Confidential di Anthony Bourdain


Questo libro, questo libro… Questo libro mi ha annoiata a morte, ad eccezione di qualche simpatico aneddoto lasciato qui e là, così per puro caso. 

Non vedevo l’ora di terminarlo e non per vedere dove andasse a finire, piuttosto per l’esigenza impellente di passare a qualcosa di bello, coinvolgente.

Anthony Bourdain è un cuoco-scrittore americano, che nel suo Kitchen Confidential tenta di rappresentare il mondo della gastronomia come un enorme vascello di pirati brutti, cattivi, sporchi e tossici in modo completamente esaltato ed affettato. Le cucine vengono dipinte come inferni danzanti (il che rispecchia il vero), capitanati da folli Ammiragli coi denti marci e con la fiatella di whiskey che impesta l’aria sin dalle prime luci dell’alba.

Vi è un impasto totale di stupefacenti, alcol, mafia, scopate sui luoghi di lavoro – meglio se sopra materiale deperibile-, sozzura e ciarpame. 

Non essendo uno scrittore, si avventura in una catena inutile di dettagli e sorvola invece su impressioni/ragionamenti non evidenti che abbisognerebbero di delucidazioni.

In un totale e confortevole onanismo si bulla di quanto la sua carriera sia stata dura, a tratti schifosa e di quanto sia dovuto divenire spietato e senza cuore, ma con un cuore. Sì, esattamente, il libro è trapunto di contraddizioni, smentite e noiosi salti temporali,  del tipo “quella volta al campo della banda…“.

Chiuso il libro la sensazione è stata quella del dolorosissimo postpartum, oltreché di LIBERAZIONE totale. 

Non posso dire che il frasario e i vocaboli altisonanti utilizzati non siano talvolta in completa dissonanza con il gergo, ma questa, almeno, è stata una sorpresa piuttosto piacevole.

Lo avessi letto a vent’anni forse l’avrei apprezzato, ma oggi lo trovo pretenzioso e ostentato. 

La frase più stupida che abbia letto riguardava il fatto che un cuoco che macella un’anatra ascoltando i Sex Pistol mostri alla sua brigata la propria posizione di potere e autorità… Cioè, solo perché i Sex Pistols erano dei tossici – e tu pure-, altri esseri umani, tuoi sottoposti, dovrebbero sentirsi intimoriti dalla tua mannaia che batte al ritmo delle loro canzoni sopra il cadavere di un pennuto di cinque kg? Che pateticità, amici.

Giusto un appunto: non ho nulla contro i Sex Pistol ed i i tossicodipendenti, ma contro gli stereotipi che questo libro vuole far passare per simpatici e decorativi, quando in realtà mettono in risalto soltanto il mare di cliché nel quale l’autore sguazza bellamente.

Mi è piaciuto? Su goodreads gli ho dato due stelle, essendo generosa, ma la realtà dei fatti è che non mi ha entusiasmata.

Lo consiglio? Nì. Sicuramente per gli amanti del settore culinario, per chi comprende i termini tecnici senza doverli cercare su wikipedia o sulla Treccani, questo libro potrebbe essere una chicca da aggiungere a ben più celebri romanzi sul cibo e sulla ristorazione.
Peace out!

 

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