#39: la maledizione

Vorrei non essere nata con la maledizione di poter sentire anche quello che non viene pronunciato, di poter percepire quando non piaccio a qualcuno nonostante i miei sforzi di  agire in modo carino, mettendoci dentro tutta la mia energia e buona volontà.

Vorrei non essere nata con la maledizione di essere al posto giusto ma al momento sbagliato, di non essere mai abbastanza -mai abbastanza isolana, mai abbastanza italiana, mai abbastanza all’altezza, mai abbastanza simpatica, comprensiva, compiacente, interessante.

E’ la storia della mia vita che si ripete all’infinito. E’ la maledizione che si avvera e si rigenera, nutrendo se stessa, nei secoli dei secoli (amen).

Mi sembra di essere scivolata dentro un buco nero senza fine e senza senso che, giorno per giorno, strappa un pezzo della mia anima e lo fa scomparire in un baratro oscuro ed inaccessibile.

Mi sento persa dentro questa valanga di delusioni, lacrime, dispiaceri e rabbia.
Rabbia di non essere accettata dalle persone che vorrei vicino, rabbia di non essere amata come credo ogni essere umano in questo mondo voglia e meriti, rabbia di venire esclusa, di non aver abbastanza coraggio per cambiare una volta e per tutte le ingiustizie che ho subito e che, in modo silente, continuo a subire.

Non ho chiesto quel che mi sta capitando, non lo volevo e non lo voglio. E mi fa male.

Chi non è mai stato lontano dal proprio Paese, dai propri affetti, chi non ha mai dovuto confrontarsi con persone a cui non interessa sapere, né – figurarsi- comprendere, quanto sia difficile vivere a mille miglia dal tepore famigliare, chi è chiuso dentro i suoi schemi mentali, ricamati di gelosia, avidità,  menefreghismo, altezzosità e maree di capricci, pensa solo ed esclusivamente a sé, senza andare oltre la punta del proprio naso nemmeno di un piccolo, insignificante millimetro.

In mezzo al mio petto sento solo un gran vuoto, anche se accanto a me ho le due persone che amo di più al mondo.
E’ come se la foresta rigogliosa dei miei propositi stia lasciando spazio ad un deserto roccioso, arido e misero come non è mai stato prima d’ora.

La vita mi sta dando una lezione indimenticabile.

Davvero, indimenticabile.

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#27: Il tacchino, la neve e lo shopping sotto le stelle.

Passiamo con la macchina affianco al cimitero ricoperto di neve. Attraverso i finestrini, riesco a vedere le lapidi ricoperte di un sottile strato bianco di cristalli ghiacciati che risplendono quando toccati dalla luce dei fari.
PiccolaPesteBubbonica, seduta nei sedili posteriori, canticchia qualcosa assieme ad un’amica brasiliana. Sono circa le nove e mezzo di sera e stiamo andando a fare shopping.
Nella mente ho un milione di pensieri. No, forse due. Miliardi. Di milioni.
Abbiamo passato una giornata a mangiare e chiacchierare a casa di un’amica/collega, che ha preparato una tavola meravigliosa imbandita di ogni grazia di Dio. In verità erano due: una per il salato e l’altra per il dolce. Il clima era quello che trovi dentro casa tua durante la cena della vigilia di Natale: pace, amore, calore e voglia di stare insieme per condividere le cose belle della vita ( e anche quelle meno belle, diciamocelo).
E certo che si ha voglia di stare vicini e spartire! Siamo, chi più chi meno, lontani almeno 10,000 miglia da casa nostra, con una voglia matta di essere amati e accettati per come siamo. Niente di più facile, giusto?
Eh
Thanksgiving.
Parliamone.
Ringraziamento… E chi devo ringraziare?
Non posso mettermi proprio ora a stilare una lista delle persone a cui devo tutta la mia gratitudine. Come potrei? Rischierei di battere sulla tastiera migliaia di nomi, migliaia di ragioni, scartabellando faticosamente i fogli impilati sulla scrivania della mia mente, esaminando i ricordi, uno dopo l’altro.
Sono grata. Sappiatelo. Sono riconoscente verso tutto e tutti. Verso ogni respiro che lascio andare e che riprendo dentro me, sono grata del cielo, del Sole, della pioggia, del vento e del Sole mentre piove e fa vento. Sono grata di essermi svegliata stamattina, di aver potuto vivere questa meravigliosa giornata con delle persone che, come me, si sforzano di sorridere nonostante le difficoltà. Dico grazie per i frutti del mio raccolto, per l’amore che mi circonda. Per avere con me due gioie (PPB e Nerdy), ed è per loro che la mattina mi alzo e faccio tutto quello che posso.
Grazie, grazie, grazie. Grazie anche a chi mi ha fatto del male, a chi mi ha dato delle lezioni, a quelle parti della mia vita che sono state come brutti schiaffi perché sono state motivo di crescita.
Sempre più spesso ho paura che questo incanto possa infrangersi da un momento all’altro. Ho tantissime paure che cerco di tenere nascoste dentro me. E che per oggi rimarranno silenziose. Voglio pensare che questa magia possa durare eternamente, rinchiusa in questo infinito attimo.

Ok. Poi al Mall ho comprato una caffettiera nuova. Elettronica. E fa 12 cups di caffè.
E anche la bilancia elettronica. Ho bisogno di riprendere a mangiare come un essere umano.  (e smetterla di mangiare queste cose buonissime e piene di zucchero, burro, olio, colesterolo, grasso…)

Thanksgiving-Day-1

#19: Settembre!

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Settembre è decisamente il mio mese.

Segna la fine dell’estate, del caldo torrido e soffocante, delle code chilometriche sulla statale per andare al lavoro (maledetti turisti!!), le spiagge diventano piano piano meno affollate, il Sole si allontana dalla volta con fretta maggiore, i colori tutt’intorno cambiano e diventano una poesia per gli occhi.

Per fare due passi fuori, la notte ci si mette sopra una giacchina, sebbene quest’anno di maniche corte ne abbia viste ben poche; ho persino dormito col piumone per tutto Agosto… 

Da bambina, Settembre era il mese dei saluti e delle amicizie lontane, si ricominciavano a scrivere le lettere (con carta e penna, niente e-mail!), si andava nelle cartolerie – che profumavano di quaderni nuovi ed inchiostro – a comprare tutto il necessario per affrontare il nuovo anno scolastico e si aspettava con ansia di incontrare nuovamente certi compagni che non si vedevano dalla fine della scuola.

L’odore della terra e dell’erba bagnata, che proveniva dal cortile dietro camera mia, mi ricordava che era proprio giunto il momento di tornare sui libri e, no, per me non era affatto un sacrificio, anzi!

Settembre si porta dietro un po’ di magia e tanti solitari ricordi, lontani nel tempo, capaci di stringermi il cuore.

Ma non voglio parlarvi delle mie fantasie, delle stelle, della malinconia di cui sono facile preda (in questo periodo), voglio solo augurarvi un buon inizio.

Si ricomincia!

#10: Ma che domanda è?

Conosci una persona. Ci parli (chatti/mandi SMS) per un po’ di tempo, diciamo quel tanto giusto per dire a te stess* “ma sì, diamogli/le la sacrosanta opportunità di entrare nella mia vita!“, poi…

Poi, eccola. Arriva la fatidica domanda che ogni ( o quasi) persona fa ad un’altra, solo per capire meglio l’andamento della sua vita o per avvicinarsi ad un livello più sensibile di intimità (credo): “Sei felice?

Quando mi pongono una questione del genere, mi sento pietrificare dentro ed assomiglio in maniera impressionante ad un opossum che adotta la tanatosi per sfuggire all’indecente predatore inquisitore travestito da essere umano curioso.

Ed ora cosa cacchio rispondo?

Essendo la domanda postami una yes/no question, potrei sfoderare il mio miglior inglese, esibendo un emozionante “oh yes, Man!“, tirando avanti come nulla fosse.

Ma se dici “no“, allora succede che il tuo interlocutore/inquisitore si sente autorizzato a farti domande di ogni genere per scoprire la causa della tua “ipotetica” infelicità.

Ma se io, per esempio, non sapessi esattamente come classificare la felicità?

Se dicessi “Ma… Per me la felicità è un attimo” o ” è la sostanza di tutte le cose che mi rendono ricca anche solo perché esistono” o “la felicità è un concetto difficile da sviscerare, mi è impossibile rispondere con yes/no“, temo sforerei in un trattato filosofico ontologico nel quale inserire, a sostegno delle mie strampalate tesi, autori vari ( Sull’essere e sul non essere” ultima fatica filosofico-umanistica di Nero Come La Notte -ammettiamolo, suona proprio fiQo).

Ma la risposta potrebbe anche essere “Discutiamone di fronte ad una tazza di caffè, che ne dici?

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Damian Kłaczkiewicz