#25: “Beata te” a chi?!

Oggi ho esagerato col caffè. Va be’ che è lungo, va be’ che non è fatto con la moka e nemmeno è un espresso del bar, va be’ che non ha zucchero ma, accidenti a me, tre tazze da colazione quasi colme sono DAVVERO troppe.
Va be’,  ormai è andata ed è inutile versare lacrime amare sul coccodrillo. Versare il latte sulle lacrime di coccodrillo.  Piangere sul caffellatte. Caffellatex (mi vengono in mente cose idicibili!).
** 1 – 2 – 3 prova, prova, sah, sah ***
L’ultimo neurone ha detto ciao. È educato, “mica come questi ragazzi di oggi… Quando ero giovane io…

Comunque, so bene che tutti avete perfettamente capito cosa intendevo:

È inutile piangere sul caffè bevuto.

Tanto ormai è andato, anche quello. Più o meno come il mio amico neurone in cerca di compagnia. Non voglio deluderlo, però, dicendogli che una volta morti i neuroni non resuscitano più. Forse ne nascono di nuovi, ma non sono un medico e, ad ogni modo, non sono qui per parlarvi di Nancy (il mio neurone biondo che controbilancia la mia parte cupa).

Sto fondendo. Lavoro così tanto che il mio cervello ha deciso di prendersi una vacanza autonomamente. Quando l’ho visto andar via con la corda spinale avvolta attorno alla valigia e l’ombrellone piantato nel ventricolo destro, non ho avuto bisogno di ricevere altre spiegazioni.
Però non mi lamento e penso a quanti non hanno nulla, nemmeno un tetto sulla testa o un affetto relativamente vicino.
Rifletto sul fatto che in pochi anni ho realizzato molti dei miei obiettivi e, lo dico, tenetevi, sono abbastanza soddisfatta del mio operato. Mi sento sufficientemente fiera di me stessa, ma ancora non abbastanza.

Ce la metto tutta, impiego tempo, voglia, denaro ed energia per ottenere il massimo. Questo “massimo” costa caro, non è gratuito ed è una salita nemmeno troppo agevole sulla quale inerpicarsi. Ma questa è la via e, armata di tutto punto, decido di affrontarla e rischiare.
Ogni buon obiettivo cela una dose di rischio, questo è quanto devo pagare e sono pronta a farlo.
E se va male?  E se va male, allora si ricomincia da qualche parte, con un bagaglio nuovo, un po’ più pesante e sicuramente colmo di nuove cose: panorami, orizzonti, idee, volti, storie, parole, culture, gesti e chissà cos’altro.

Ogni giorno diventa una pagina bianca sulla quale sono IO a decidere cosa scrivervi sopra, nero su bianco, evidenziando le parti che ritengo più ricche ed utili, scartando quelle che non mi fanno crescere o che non incrementano le mie conoscenze, la mia curiosità, la criticità che ho verso il mondo e quella verso me stessa. Forse queste ultime in ordine inverso.

Quando raggiungi uno dei tuoi “goal” (al singolare, altrimenti i grammar-nazi mi puniscono nel nome della Luna – ma in questo post di errori ce ne sono a iosa), senti tutto l’Universo congiungersi e sorriderti con un certo compiacimento, quasi strizzandoti l’occhio. Un’ondata di positività ti stravolge la mente. “Ah, il potere della vittoria!”
Poi…
Arriva.

È un tuo amico/una tua amica. O almeno tu lo definiresti tale. Ci credi davvero.
Ti stringe la mano, ti fa i complimenti di rito, si congratula emulando la serietà di un avvocato nel momento in cui presenta al cliente la (salatissima) parcella e, aprendo per bene le labbra in modo che le sillabe vengano scandite con efficienza, ti dice:

BEATA TE“.

In quel momento il buio obnubila ogni mio pensiero.
L’unica cosa lucida che la mia mente sgrava è uno scenario apocalittico in cui Bafometto ed i suoi fidi amici vomitano lava, lapilli, peste e colera sulla terra sconquassata da tremori, maree, crepe e *aggiungi qualcosa di terribile ed agghiacciante per me, grazie*.

Beata? DICO IO?
Ma con tutte le parole che esistono nel fantastico vocabolario italiano, vai a scegliere la più sfigata? La più attribuibile ad una divinità che ad un essere umano in carne ed ossa?!
MI STAI FORSE DICENDO CHE I MIEI SUCCESSI HANNO DEL MAGICO? Che non ho lavorato per meritarmeli?! O che sono unta dal Signore? E quindi i miei successi NON li ho costruiti, ma sono frutto del tuo dio?

Se avessi vinto un triliardoditrilioni, allora forse potrei sentirmi dire “Beata te”, ma con tutte le ore, i nervi, lo studio, lo stress e mille problemi di contorno costatimi per ottenere una briciola di quello che in realtà è il mio sogno, sentirmi appellare in quel modo così restrittivo e banale, che per nulla al mondo mi rispecchia, è uno schiaffo alla mia persona.

E va be‘, vorrà dire che sono una di quelle beate pronte a sobbarcarsi kg di…

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Camomillina, ora?

#24: Ma chi l’ha detto che l’inglese è facile?

La conversazione tipo sull’apprendimento delle lingue comincia più o meno così:

A: “Il tedesco? No, davvero è incomprensibile raga. Anche se mi applico, non ci capisco niente.
B: “Il francese somiglia all’italiano!
C: “Ebbè, sono lingue romanze
B: “Come lo spagnolo, dai. Se uno ti parla in spagnolo TU lo capisci, di-si-cu-roh!
C: “L’inglese invece…
A: “Dai l’inglese è una cazzata! Tutti lo sanno e tutti lo capiscono!
All’unisono: “Infatti

wtf

Cominciamo con lo sfatare il mito de “l’inglese è una lingua facile“.
Tutte le lingue sono facili se hai dieci anni, la mente aperta e libera che assorbe ogni informazione, oppure se hai vissuto a lungo in un determinato posto, se sei portato per lo studio delle lingue o semplicemente sei fortunatissimo e qualsiasi novità ti rimane impressa nella mente come un pezzo di gomma masticata appiccicata ai capelli.

Direi che i dieci li ho passati da qualche tempo, non ho mai vissuto da nessuna parte se non nell’isola-laggiù ed ho avuto pochi contatti con esseri umani parlanti la lingua di Queen Elizabeth II, figurati con i restanti pronipoti dei settlers inglesi frammisti a solo-il-tuo-dio-lo-sa chi altro. Insomma tutto questo per dire (o meglio, summarizing! come dice il mio teacher Trevor, che somiglia vagamente ad un pastore tedesco dato l’imperante neo che mi squadra dalla sua grigiastra guancia sinistra) che quando mi approccio con uno di questi indigeni cappello-da-baseball-munito, non capisco assolutamente nulla di quello che mi dice o, più in generale, di quello che sento.

A differenza del popolo della ridente terra di Dante, questi anglosassoni pretendono che tu conosca e padroneggi perfettamente la loro lingua, pertanto il più delle volte si risentono a dover ripetere i loro articolatissimi pensieri, i quali mancano di vocali o consonanti essenziali per la comprensione, non dico totale ma almeno sufficiente, di un argomento. Oltre ai twinkies ed ai deep fried Oreo, avranno ingurgitato anche parti di frasi e parole. Roba dietetica, eh, vi rovina la media carissimi nipoti dello zio Tom!

Volevo dirvi anche che nei fairground ti friggono anche la mamma, se chiedi e paghi.
E che i dolci sanno di cannella, che io amo alla follia.
E che quando, di fronte ad un curatissimo giardino rigoglioso e punteggiato di fiori colorati e profumati, rimango incantata a guardare le foglie dorate, arancioni e rosse che sospinte dal vento vorticano danzando leggerissime ed eleganti, il cuore mi si riempie di gioia e mi sento felice ed incredula, incapace di credere di poter meritare tanta bellezza e tutta in colpo solo.

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#23: Impressioni (di Settembre)

Cos’è cambiato rispetto ad Agosto?
Sostanzialmente niente, togliendo nove ore di aereo, un appartamento con moquette, una scuola di lingue multietnica ed il caffè aromatizzato alla vaniglia e nocciola.

Analizziamo in sequenza:

  1. Nove ore di aereo:
    Tutti quelli che mi conoscono sanno che già una sola ora di aereo rappresenta per me un enorme scoglio insormontabile.
    La sera prima del decollo verso una qualsiasi meta quasi non dormo, passando una terrificante notte insonne (un romantico esempio qui. Seh! Me piacerebbe. Un esempio concreto di non-ho-chiuso-occhio-nemmeno-per-errore cliccando qui... Ma perché quando cerco immagini di donne stressate o stanchissime, vengono fuori solo signorine rilassatissime?! Forse per affermazione delladottrina dei contrari…). Per me, abituata alle traversate con le compagnie low-cost – il che include una serie di vantaggi fichissimi controbilanciata da svantaggi considerevoli -, viaggiare con quella di bandiera è stata veramente un’esperienza unica. Mentre PPB sonnecchiava e Nerdy tentava invano di imitarla, mi sono dedicata alla visione di “The Wolf of Wall Street” e, devo dirlo, mi è piaciuto parecchio. (Leo, sono una tua fan e sono riuscita a portare dalla mia anche l’uomo-in-arancione, ora anche lui vuole il tuo autografo! “Ma quanto sono poraccia?“)
    Comunque sì, in nove ore sono passata da casa di mammà al Paese-Laggiù.
  2. Un appartamento con la moquettah:
    Cosa odio dopo l’aereo? Ovviamente la moquettah. Che è marrone, pure, e sa sempre di “ehy, passami sopra l’aspirapolvere perché sono un posto perfetto per gli acari e per solo-il-signore(chiunque esso sia)-sa cosa.”
    Questo “carpet“, che nulla ha a che fare con quello red e fashion degli Awards, è vecchio, macchiato di varechina ed emette un odore acre ed indescrivibile.
    Le pareti della casetta sono bianche, sicuramente tinte di fresco.
    Le finestre sono ampie e la luce ci può agilmente svegliare alle sei e mezza del mattino, assieme agli uccellini che cinguettano gioiosi ed agli scoiattoli che si affacciano allegramente sulla nostra camera da letto, abbracciando una ghianda o trasportando un legnetto.
    Ho cercato di convincerli di essere in presenza di Biancaneve, cantando una canzoncina su come rifare i letti tirando su le lenzuola con zampette e becco, ma non mi sembrano affatto persuasi
    Di fronte a casa c’è un centro commerciale ed un cimitero. Insomma, Eraclito potrebbe aver avuto un’illuminazione sulla sua dottrina esattamente qui, nella Smallville de noantri.
  3. Una scuola di lingue multietnica:
    Una ovviamente vuole andare da una parte X del mondo per interiorizzare la lingua, la cultura e lo stile di vita.
    Qual è la soluzione a tutto ciò? Trovare una scuola che risponda alle nostre esigenze. Facile, no?
    Sappi che però non sarai l’unico personaggio dei cartoni animati, ma incontrerai anche varie Mulan, Cenerentola, Rapunzel, Merida, Tiana, Belle, Ariel, Koda, Bambi, Mowgli, Pumba, Timon, Simba & so on…
    Preparati anche a sentirti un* complet* idiota. Sì, perché tutti quelli in classe con te conoscono QUESTO Paese che ti ospita da molto più tempo. Parlando come veri nativi.
    Grazie.
  4. Caffè aromatizzato alla vaniglia e nocciola:
    Ero decisamente scettica in merito alla commistione di caffé ed “altre porcate emerite”.
    Poi è arrivata questa miscela del demonio, da mettere dentro la moka.
    Ah, che buono l’odore del caffè che ti sveglia al mattino. Profuma di bei ricordi…Trovata su: http://www.dissapore.com/

#21: Il preavviso

Guarda che bel cielo azzurro qua fuori, PiccolaPesteBubbonica!

Hey, Nerdy! Domani finalmente finiremo di riempire le scatole! Abbiamo ancora DUE giorni di ferie!

È tutto perfetto, studiato nel minimo dettaglio. Ogni cosa si svolge come dovrebbe, dallo smistamento del vestiario all’imballaggio degli utensili, passando per un trallallá ed un “a presto!“.

Poi l’espressione di Nerdy alle 18:00 in punto muta di netto e quello che prima sembrava uno spensierato sorriso da puer in locus amoenus, svanisce, sostituito da un feroce ghigno.

Oh amato Nerdy con paresi da Joker, cos’accade?!“, chiedo con un occhio a PPB e l’altro alla montagna di pacchi che invade casa.

La notizia quasi sembra non voler abbandonare le pallide e rabbiose labbra dell’uomo-in-arancione, per paura che il suono di quel temibile segreto possa concretizzare l’inevitabile.
Le ipotesi sono:

A. Decesso di felino
Ti è morto il gatto?
Scuote il capo.

B. Appuntamento procrastinato
Il dentista ha detto che la pulizia semestrale salta?
Di nuovo no.

C. Catastrofe naturale
Un meteorite ha colpito casa della suocera?
Ancora niente.

D. Fenomeni paranormali o incontri del terzo tipo
Gli alieni sono venuti in visita nel piccolo paesello industriale?
No, no e no!

Qualcosa però si muove, risalendo l’oscuro abisso delle interiora dell’uomo Nerd. Lui, un pezzo di protonpack in mano e uno smeriglietto nell’altra, mi guarda attraverso i suoi occhiali da saldatore con espressione immobile. Così rassegnato l’ho visto solo quella volta che eravamo in ferie e… Ohcacchio!
Sibilando striscia, arrancando tra lingua e denti, la frase che nessun essere vivente vorrebbe mai sentirsi dire.

“C O S A?!” rispondo io, armata di calzini e reggiseni appena tolti dalla fune.

Sì, avete capito bene.

Nero e Nerdy sono stati richiamati al lavoro dalle ferieper esigenze di servizio” con un preavviso di dodici ore esatte.
Mapporc

#19: Settembre!

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Settembre è decisamente il mio mese.

Segna la fine dell’estate, del caldo torrido e soffocante, delle code chilometriche sulla statale per andare al lavoro (maledetti turisti!!), le spiagge diventano piano piano meno affollate, il Sole si allontana dalla volta con fretta maggiore, i colori tutt’intorno cambiano e diventano una poesia per gli occhi.

Per fare due passi fuori, la notte ci si mette sopra una giacchina, sebbene quest’anno di maniche corte ne abbia viste ben poche; ho persino dormito col piumone per tutto Agosto… 

Da bambina, Settembre era il mese dei saluti e delle amicizie lontane, si ricominciavano a scrivere le lettere (con carta e penna, niente e-mail!), si andava nelle cartolerie – che profumavano di quaderni nuovi ed inchiostro – a comprare tutto il necessario per affrontare il nuovo anno scolastico e si aspettava con ansia di incontrare nuovamente certi compagni che non si vedevano dalla fine della scuola.

L’odore della terra e dell’erba bagnata, che proveniva dal cortile dietro camera mia, mi ricordava che era proprio giunto il momento di tornare sui libri e, no, per me non era affatto un sacrificio, anzi!

Settembre si porta dietro un po’ di magia e tanti solitari ricordi, lontani nel tempo, capaci di stringermi il cuore.

Ma non voglio parlarvi delle mie fantasie, delle stelle, della malinconia di cui sono facile preda (in questo periodo), voglio solo augurarvi un buon inizio.

Si ricomincia!

#18: Sono Vergine

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OK, OK.

Sono vergine.
E non come la Madonna (altrimenti PiccolaPesteBubbonica da che pertugio sarebbe potuta uscire?).
E non guardatemi così! Non ho mica detto che vi contagerò la mia bellezza e simpatia per osmosi, eccheccavolo.

Al contrario di tutte/i le/i vergini di questo mondo, sono disordinata, pigra e mi lascio spesso andare.
Però, però, però… Quando attacco col riordinare, organizzare e pulire riesco a sfociare nell’essere maniacale.
E guardando la TV spenta (che abbiamo quasi come soprammobile), oltre allo sfavillio, potreste cogliere la vostra immagine riflessa a colori.

Sono razionale, attorno a me vorrei solo persone concrete e sincere, ma quando sogno – e lo faccio, accidenti se lo faccio- è sempre in grande.
Adoro l’arte visiva, sono affascinata dalla vita degli artisti che sono spesso sognatori o critici della realtà, di cui colgono le ambiguità e le crepe.
Di alcuni mi spaventa (ed attrae) la spiccata sensibilità che, talvolta, scade nell’egoismo e nell’egocentrismo.
Mio padre è musicista (non di professione) e quando ho potuto ho evitato, come si scansano gli appestati, i musicisti. Sarà che ne ho incontrato di volubili e pieni di sé, ma il massimo che sono riuscita a concedere loro è un’amicizia, nemmeno così solida.
Sto divagando.

La contraddizione, l’inquietudine, la sincerità, l’onestà, il cambiamento, l’amore per lo studio mi appartengono e mi tormentano.

Penso costantemente e sto attenta ai dettagli, anche piccoli e che per altri sono infinitamente idioti.

Pretendo il giusto e solo quello che mi è dovuto.

Sono una polemica di prim’ordine. Sto imparando a smettere. Ma è un tunnel, tipo quello della ddddroga!

Prendere prendere prendere e ancora prendere. Ma anche dare e dare a braccia e cuore larghi, senza MAI aspettarmi niente in cambio.

Mi piace l‘eleganza che non sia ostentata.

Una carezza? No, grazie. Preferisco una critica che mi rimetta in discussione anche in minima parte.

Sono romantica in modo anormale.
Trovo più intima una serata in pijiama di fronte ad un film horror (così che possa importunare Nerdy deliberatamente), che una cena a due in un ristorante, in mezzo a centomila sconosciuti che blatterano sulle loro cose. Con un questo sto non intendo dire che non mi piace mangiar fuori, solo che non mi pare poi così romantico.

Cuore =/= amore
Amore = testa, impegno, pazienza, progetti, liti, rappacificazioni, coccole, comprensioni e, perché no, perdersi -pur stando insieme- per ritrovarsi e tante altre cose.

Non so con quali segni la vergine non vada d’accordo, sicuramente so che Toro non è esattamente affine perché si muove in maniera differente (non chiedetemi quale).

E sto con un toro. Toro, capito?

#16: Roma capoccia der monno ‘nfame

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Roma, ah Roma!

Con questa, è la quinta volta che la visito. E, anche con tutte le sue impalcature, ristrutturazioni, finti centurioni e gente che, in pieno Agosto, ha voglia di scendere dalla macchina a semaforo rosso per gridare “…’tacci tua!” al guidatore davanti,  rimane sempre bellissima.

Ogni strada, opera, edificio trasuda storia. Tutto, anche una cosa capitata lì per caso, guadagna immediatamente fascino e bellezza.

OK. Va bene. Sono stata sedotta da “la Grande Bellezza“, dalle scenografie e da alcune verità buttate lì quasi involontariamente.

Stavolta la mia digressione mentale ha avuto origine guardando l’insegna di una strada, che recitava “via dei due macelli“.
Chissà perché si chiamava così!
C’erano effettivamenti due macelli? Magari in contrapposizione tra loro? O ognuno si occupava di cose diverse?  A che epoca risale?

Ci sono migliaia di turisti assiepati all’ombra contro i muri oppure camminano per le strade oppure sono in coda e aspettano il proprio turno per visitare il Colosseo. Tutti bevono, si sventolano con ventaglietti di fortuna e  stanno sotto ombrellini di carta in stile giapponese. I giapponesi, per tutta risposta, hanno delle visiere da far invidia ad ogni buon giocatore di baseball americano e gli americani  sfidano il sol leone con indosso solo una maglia, un paio di shorts, scarpe sportive e la loro pelle (bianchissima e riflettente). Non vedo tedeschi all’orizzonte o, se presenti, sono ben camuffati tra gli altri, rinunciando all’immancabile e sempreverde calzino bianco. In compenso c’è abbondanza di pakistani ambulanti che, alla modica cifra di un euro (due euro negli stand), ti vendono acqua ghiacciata per la strada.
Ho mangiato la frutta più cara della storia! Pesche noce a 9.90€ il kg!
Ho pagato 3 euro e rotti per una mela, una pesca ed una banana!
Pakistani affaristi!

I tassisti guidano come se sciassero, conoscono poco il pedale del freno e scivolano via sopra le strade ora evitando pedoni, ora zippando un semaforo rosso per meno di un pelo.

Ci sono le cicale che cantano nel cuore di via dei fori imperiali, c’è un buon profumo di resina, ragazzetti francesi che giocano a pallone e pochissime macchine in giro.

Quando il Sole si abbassa decido di portare Nerdy da “Storia e Magia“, proprio vicino a città del Vaticano.
Lui, che è l’uomo-in-Arancione più nerd dell’Universo, ne rimane incantato.

Ebbene, cara Roma, non esiste persona che ti abbia vista e non abbia scritto della tua meravigliosa magia. Ora anche Nero l’ha fatto!

#15: Il brufolo sul naso

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Vi è mai capitato che la vostra pelle vomitasse fuori qualcosa di davvero abnorme in uno dei momenti meno opportuni della storia?

Che ne so: avete una gara di ballo, uno spettacolo teatrale, un’esibizione in prima persona, vostr* figl* fa la recita/si diploma/discute la tesi di laurea? Voi dovete laurearvi? È il giorno del vostro matrimonio? Dovete incontrare il vostro nuovo datore di lavoro? Presenziare ed intervenire ad un convegno?
Bene, questo è il momento.

Qualcosa spunta prepotentemente fuori dai vostri pori. Dapprima appare come un innocuo puntino rosso (“figurati, ora mi idrato per bene e via la macchia!”), poi diviene sempre più presente, gonfiandosi in modo esponenziale ed inesorabile, ora dopo ora.
Quando è ormai tendente al bianco, l’80% di noi viene colto dalla magnifica idea di schiacciarlo senza pietà (“Tu sarai mio! Ahr ahr ahr!”), finendo col peggiorare la situazione.
Allora, armati di fazzoletto, studiamo attentamente il nostro riflesso che ci guarda (in cagnesco) di rimando dallo specchio, apprestandoci, repulsione a parte, ad aggredire il nemico purulento che infesta il nostro volto.

L’antagonista sembra ponderare preventivamente il piano di battaglia, scegliendo il punto peggiore sul quale mostrarsi orgoglioso e soddisfatto: la punta del naso [oppure la guancia oppure il mento o, ancora, il centro della fronte (per dare un tocco di hare krishna al nostro provato aspetto)].

Ovviamente i risultati sono devastanti. Otteniamo esattamente l’opposto di quel che avevamo in mente: ora al posto del puntino bianchiccio, compare un tondo frastagliato, vermiglio ed infetto, accompagnato una brutta unghiata.
Succede poi che alcuni tamponano l’obbrobrio con disinfettanti, alcool o cicatrene, altri continuano a torturarsi finché la ferita non raggiunge almeno la circonferenza di un polpastrello!

Alzo le mani! Confesso! Appartengo alla seconda specie.

Ma perché questi pensieri interamente dedicati alle imperfezioni cutanee?

Nerdy e Nero hanno un appuntamento importante. Assieme a loro ci sarà anche Potente, il brufolo impertinente.
Sulla punta del naso.
Di Nero.

#14: Sì, viaggiare (2 episodio)

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Nero e Nerdy si preparano al loro viaggio di un giorno, andata alle 07:00 del mattino, rientro alle 22:00. Il che significa essere a casa per le 24:00, almeno.

Dovete sapere che Nero e l’aereo non vanno molto d’accordo e, nonostante sino ad oggi l’abbia portata incolume ovunque avesse chiesto, hanno litigato parecchie volte. Il tutto è accaduto in quel posto machiavellico ed allo stesso tempo fiabesco che è la Nero-testa.

Come ogni persona ipocondriaca e fobica che si rispetti, anche io, ad ogni minimo accenno sugli aerei, comincio a boccheggiare. Nel corso degli anni ho imparato ad incanalare le mie paure in qualcosa di costruttivo, ma l’aereo rimane la mia nemesi numero 1.

L’aereo più brutto sul quale sia salita a bordo è stato senza dubbio un ATR della meridiana.

I fanta-colleghi (allora solo fanta-compagni-di-viaggio) ed io stanziavamo in una sala d’attesa dalle vetrate enormi, che dava proprio sulla pista. Al di sotto potevamo osservare gli aerei parcheggiati in prossimità della nostra uscita, alcuni veramente grandi e rassicuranti. Quello che pensavo essere il nostro, ad un certo punto prende a muoversi, rivelandone uno davvero piccolo, elicomunito, con rotelline ridicole che mi hanno ricordato un po’ quelle della mia bici di quando era una giovine e spensierata treenne. “Ma non sarà mica  quello il nostro!“.

Voi sapete già che invece, in barba al mio ottimisimo del momento, il velivolo designato era esattamente quello stambugio orripilante.

Credevo di aver raggiunto i massimi livelli di panico, ma scoprii ben presto che da fuori l’aereo appariva molto meglio di come era al suo interno!

Le seggioline erano piccole piccole e, durante tutte le fasi (decollo, traversata, atterraggio) l’aero-mezzo ha continuato a vibrare pericolosamente (per me!), con un abominevole sferragliare di chiodini e paratie.

Signori‘”

Mh, dica…

Ma lo sa che gli atr sono gli aerei più sicuri al mondo? Se cadi con questo al 90% ti salvi!

Ah… (Checculo!)”

Ho impetrato il perdono di Dio, manco ci credessi davvero.

Forse mi ha ascoltata, dico io.