#8: Giochi di ruolo

Sto per fare coming out.
Lo devo fare.

[Avviso per i deboli di cuore e stomaco:

le notizie che seguono potrebbero urtare la vostra sensibilità e/o causarvi gravi problemi mentali.
Io ve l’ho detto.]

Ebbene, sì, lo ammetto sinceramente.
Una delle mie più grandi passioni è il gioco di ruolo.

No, non quello in cui io divento l’infermiera e Nerdy il malato o Nerdy si trasforma nel maniaco esibizionista ed io nel suo salsicciotto.
Non che ci veda qualcosa di deviato in tutto questo divertente menage ma, mi spiace deludervi, intendo altro.

Tutto cominciò così…

Avevo circa otto anni e, al contrario di PiccolaPesteBubbonica, nutrivo un amore incondizionato per i libri e le biblioteche.
Nel mio paesello industriale ne abbiamo una sola: ora ha preso il posto di una vecchia scuola in disuso di fronte alla mia casa, ma in precedenza era ubicata presso una chiesetta del 1800. Immaginate quanto potesse essere suggestivo per una bambina entrarci dentro ed osservare come, dalle finestrelle decorate, i raggi del sole creassero un gioco di luci ed ombre unico.

L’odore del legno e della carta si confondeva con quello della polvere e degli incensi, rendendo tutto un po’ mistico, sacro, inviolabile.

Ma torniamo ai libri.

Ho iniziato a leggere racconti dell’orrore per ragazzi, al ritmo di uno ogni due giorni.
La bibliotecaria, una tipa molto attenta, mi propose di dare una scorsa ad alcuni “libri-game” esposti sugli scaffali, con la promessa “vedrai che ti piaceranno“.

Effettivamente così è stato. L’ignara donna non sapeva che quel suo suggerimento innocente, sarebbe ben presto diventato una droga.
Penso di aver letto con avidità tutti i libri-game della biblioteca in un’estate.
Da qui la mia passione per il genere fantasy.

Negli anni a seguire, oltre all’ormai consolidata predilizione per i libri, si è aggiunto un debole per i videogiochi.
Dopo vari RPG (diablo, neverwinter night, gothic, ultima, devils may cry, silent Hill e molti, molti altri ancora), ero alla ricerca di qualcosa che mi coinvolgesse maggiormente. Qualche gioco in cui il mio avatar parlasse, creasse una vera rete di rapporti, vivesse storie avventurose e potesse scriverne di proprio pugno.
Cerca cerca, naviga naviga, nel 2000 (o giù di lì) ho trovato The Gate, un gioco di ruolo testuale online.

Capito cosa significa? Libro + videogioco in un’unica soluzione!

Praticamente il paradiso per una come me.

Voglio dirvelo, sì, ci gioco ancora.

Tutta colpa dei libri, tutta colpa della bibliotecaria intrigante!

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