#27: Il tacchino, la neve e lo shopping sotto le stelle.

Passiamo con la macchina affianco al cimitero ricoperto di neve. Attraverso i finestrini, riesco a vedere le lapidi ricoperte di un sottile strato bianco di cristalli ghiacciati che risplendono quando toccati dalla luce dei fari.
PiccolaPesteBubbonica, seduta nei sedili posteriori, canticchia qualcosa assieme ad un’amica brasiliana. Sono circa le nove e mezzo di sera e stiamo andando a fare shopping.
Nella mente ho un milione di pensieri. No, forse due. Miliardi. Di milioni.
Abbiamo passato una giornata a mangiare e chiacchierare a casa di un’amica/collega, che ha preparato una tavola meravigliosa imbandita di ogni grazia di Dio. In verità erano due: una per il salato e l’altra per il dolce. Il clima era quello che trovi dentro casa tua durante la cena della vigilia di Natale: pace, amore, calore e voglia di stare insieme per condividere le cose belle della vita ( e anche quelle meno belle, diciamocelo).
E certo che si ha voglia di stare vicini e spartire! Siamo, chi più chi meno, lontani almeno 10,000 miglia da casa nostra, con una voglia matta di essere amati e accettati per come siamo. Niente di più facile, giusto?
Eh
Thanksgiving.
Parliamone.
Ringraziamento… E chi devo ringraziare?
Non posso mettermi proprio ora a stilare una lista delle persone a cui devo tutta la mia gratitudine. Come potrei? Rischierei di battere sulla tastiera migliaia di nomi, migliaia di ragioni, scartabellando faticosamente i fogli impilati sulla scrivania della mia mente, esaminando i ricordi, uno dopo l’altro.
Sono grata. Sappiatelo. Sono riconoscente verso tutto e tutti. Verso ogni respiro che lascio andare e che riprendo dentro me, sono grata del cielo, del Sole, della pioggia, del vento e del Sole mentre piove e fa vento. Sono grata di essermi svegliata stamattina, di aver potuto vivere questa meravigliosa giornata con delle persone che, come me, si sforzano di sorridere nonostante le difficoltà. Dico grazie per i frutti del mio raccolto, per l’amore che mi circonda. Per avere con me due gioie (PPB e Nerdy), ed è per loro che la mattina mi alzo e faccio tutto quello che posso.
Grazie, grazie, grazie. Grazie anche a chi mi ha fatto del male, a chi mi ha dato delle lezioni, a quelle parti della mia vita che sono state come brutti schiaffi perché sono state motivo di crescita.
Sempre più spesso ho paura che questo incanto possa infrangersi da un momento all’altro. Ho tantissime paure che cerco di tenere nascoste dentro me. E che per oggi rimarranno silenziose. Voglio pensare che questa magia possa durare eternamente, rinchiusa in questo infinito attimo.

Ok. Poi al Mall ho comprato una caffettiera nuova. Elettronica. E fa 12 cups di caffè.
E anche la bilancia elettronica. Ho bisogno di riprendere a mangiare come un essere umano.  (e smetterla di mangiare queste cose buonissime e piene di zucchero, burro, olio, colesterolo, grasso…)

Thanksgiving-Day-1

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#16: Roma capoccia der monno ‘nfame

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Roma, ah Roma!

Con questa, è la quinta volta che la visito. E, anche con tutte le sue impalcature, ristrutturazioni, finti centurioni e gente che, in pieno Agosto, ha voglia di scendere dalla macchina a semaforo rosso per gridare “…’tacci tua!” al guidatore davanti,  rimane sempre bellissima.

Ogni strada, opera, edificio trasuda storia. Tutto, anche una cosa capitata lì per caso, guadagna immediatamente fascino e bellezza.

OK. Va bene. Sono stata sedotta da “la Grande Bellezza“, dalle scenografie e da alcune verità buttate lì quasi involontariamente.

Stavolta la mia digressione mentale ha avuto origine guardando l’insegna di una strada, che recitava “via dei due macelli“.
Chissà perché si chiamava così!
C’erano effettivamenti due macelli? Magari in contrapposizione tra loro? O ognuno si occupava di cose diverse?  A che epoca risale?

Ci sono migliaia di turisti assiepati all’ombra contro i muri oppure camminano per le strade oppure sono in coda e aspettano il proprio turno per visitare il Colosseo. Tutti bevono, si sventolano con ventaglietti di fortuna e  stanno sotto ombrellini di carta in stile giapponese. I giapponesi, per tutta risposta, hanno delle visiere da far invidia ad ogni buon giocatore di baseball americano e gli americani  sfidano il sol leone con indosso solo una maglia, un paio di shorts, scarpe sportive e la loro pelle (bianchissima e riflettente). Non vedo tedeschi all’orizzonte o, se presenti, sono ben camuffati tra gli altri, rinunciando all’immancabile e sempreverde calzino bianco. In compenso c’è abbondanza di pakistani ambulanti che, alla modica cifra di un euro (due euro negli stand), ti vendono acqua ghiacciata per la strada.
Ho mangiato la frutta più cara della storia! Pesche noce a 9.90€ il kg!
Ho pagato 3 euro e rotti per una mela, una pesca ed una banana!
Pakistani affaristi!

I tassisti guidano come se sciassero, conoscono poco il pedale del freno e scivolano via sopra le strade ora evitando pedoni, ora zippando un semaforo rosso per meno di un pelo.

Ci sono le cicale che cantano nel cuore di via dei fori imperiali, c’è un buon profumo di resina, ragazzetti francesi che giocano a pallone e pochissime macchine in giro.

Quando il Sole si abbassa decido di portare Nerdy da “Storia e Magia“, proprio vicino a città del Vaticano.
Lui, che è l’uomo-in-Arancione più nerd dell’Universo, ne rimane incantato.

Ebbene, cara Roma, non esiste persona che ti abbia vista e non abbia scritto della tua meravigliosa magia. Ora anche Nero l’ha fatto!

#6: A come amore, B come bottone, C come… Coerenza!

Per certe persone la vita è tutta una questione di coerenza.
Ma cosa significa, esattamente, essere coerenti?

Significa, ad esempio, pensare, dire e/o fare le stesse cose per tutta la vita? O appiccicarsi addosso un’etichetta che ci classifichi all’interno di una categoria? Identificare sé col proprio lavoro, titolo di studio, status sociale o ruolo?

E cosa ne è del cambiamento, quando la coerenza viene portata al limite dell’esasperazione, divenendo quasi una forzatura, un ostacolo invalicabile?

Sei cambiata“. Quante volte me lo son sentita dire con tono sprezzante, manco fosse una colpa avvertire l’esigenza di trasformarsi.
Prima ero un bruco, poi crisalide ed ambisco a diventare una farfalla: che male c’è nel volersi migliorare? Che male c’è nel cambiare idea-orientamento politico/sessuale/religioso-abbigliamento? Cosa c’è che proprio non va nel cambiamento?

A me tutta ‘sta corsa all’essere coerenti, urta.

Non si può “quantificare” l’integrità di una persona in base al vestiario, alla musica che ascolta, alle idee sociali e politiche, alle influenze educative ed alle letture che si concede.
O meglio, si può, ma non sono sicura che informazioni parziali e sommarie possano svelarci qualcosa sulla solidità di qualcuno.
Sarebbe comunque un giudicare preventivamente, senza tenere in considerazione le sfumature.

Conosco persone che vanno molto fiere della propria compattezza (che io trovo un po’ottusa, lo devo confessare), tanto da farne motivo di vanto ed arrivare a dispendare perle del proprio vissuto (“IO dieci/venti anni fa pensavo quello che penso ora/votavo X/ascoltavo X”), adirandosi brutalmente qualora qualcuno provi a mettere in discussione la loro divina coerenza(!?).

Sinceramente, detto tra noi, a vent’anni facevo e dicevo tante di quelle minchiate che sono felice di essere arrivata a trenta tutta intera, modificandomi e lavorando su me stessa duramente giorno dopo giorno.

Per me la coerenza dev’essere un leit motiv che riguarda sfere della vita ben più alte di un ideale o di un capo d’abbigliamento.
Coerenza è essere consapevoli di sé, sempre ed ovunque e di fronte a chiunque. Conoscere i propri limiti ed accettarli, mirando a migliorarsi con ogni mezzo, ma volendosi bene e sviluppando una solida capacità di autocritica.

Poi, cavolo, prendiamoci meno sul serio!  Rilassiamoci! La vita è una!

 

soffrirò morirò ma intanto, sole vento e trallallà!  (dai lo sapete tutti che è di Miša Sapego)
soffrirò morirò ma intanto, sole vento e trallallà! (dai lo sapete tutti che è di Miša Sapego)