#29: La lettera che non ti ho mai scritto (e che forse nemmeno ti meriti).

Vedi, ci sono tantissimi esseri viventi in questo mondo. Ognuno ha le proprie peculiarità: c’è chi è distratto e si dimentica qualcosa perché ha la testa fra le nuvole, perso nei propri perché, impegnato a rincorrere il Bianconiglio seguendo il lontano richiamo del ticchettio dell’orologio; c’è chi ha un carattere ostile, impenetrabile e niente e nessuno può fargli/le  cambiare idea, opinione; c’è chi ha un gran cuore e vuole dimostrarlo a tutti i costi, “costi quel che costi”. C’è ancora chi ha una grande pazienza, ma rimane in silenzio ad ascoltare, osservare, coltivando emozioni e riflessioni segrete che poi sbocciano in un meraviglioso giardino di fiori nascosto da alte mura di intricate edere, le quali celano ancora un piccolo passaggio segreto, forse una porticina con una chiave che spetta a te cercare. Ci sono quelli che sembrano rudi e sono in realtà delle torte di cioccolato fondente dal cuore morbido, ma ci sono anche quelli che sembrano rudi e sono rudi, volgari e inopportuni. Alcuni hanno un’anima sensibile intrappolata in un corpo che sembra non volergli appartenere, altri ancora hanno un corpo meraviglioso ma un’anima lercia. Ci sono quelli che non badano al proprio corpo ma ai propri atteggiamenti, vivono per gli ideali “ben più alti” di ogni umana frivolezza.
Poi ci sei tu.

Tu.

Avrei voluto scriverti una lettera, ma non trovo mai le parole adatte che possano descriverti esattamente. Quelle giuste, che ti si cuciano addosso come fossero un abito.
Per un momento della mia vita ho pensato di aver trovato in te un’amica perfetta. Non ho mai dato troppo peso alle mancanze, alle assenze, alle parole non dette o alle parole dette con leggerezza. Ho sempre pensato che tra noi esistesse un legame vero, profondo, illudendomi fosse “inossidabile”, capace di sfidare ogni sorte ed ogni avversità.
Avevo un’immagine in mente di te totalmente diversa dalla realtà. Mi sono illusa di poterti stare vicino nella tua sofferenza, nei tuoi sorrisi, nella tua vita e di poter toccare, con la mia, la tua anima, anche solo sfiorandola appena appena, gentilmente, come si fa con la punta delle dita contro il petalo di un bocciolo profumato e fresco.
Non credo di aver cercato spasmodicamente di invadere la tua essenza, ma posso dirti di non averti capita e di aver preso un forte abbaglio, di aver letto male i “sintomi” della tua inimicizia ed aver interpretato la realtà a mio modo, forse perché ciò che “sentivo” si scontrava totalmente con quel che “vedevo”.
Ho percepito un cambiamento, ma non credevo in quello che mostravi. Era troppo difficile da ingoiare e digerire.
Non capivo il perché dei tuoi atteggiamenti freddi, scostanti e dettati dalla presenza di questa o quella persona, dei tuoi momenti di ostilità, dei tuoi falsi abbracci, delle moine prive di qualsiasi vero affetto.
Le parole dette alle mie spalle, così pesanti e terribili, mi hanno ferita.
Sono ferita tutt’ora. Ma non ti porto rancore.
L’unica mia domanda è “perché?”.
E sai cosa mi fa più male? Non trovare una risposta e, al posto di quest’ultima, lasciare un enorme vuoto. Una voragine. Non capisco quale motivo ti abbia portata ad essere irraggiungibile ed intangibile.

Non voglio più stare male per te. Voglio lasciarti andare, leggera ed ondeggiante come una barca sul mare placido, e stare dove sono, sulla riva a fissare il cielo e l’orizzonte nel quale ti perdi e, piano piano, sparisci lontana da me a cercare la tua felicità.

Ci sono tante parole che non ti ho detto e che non ti dirò mai. Solo ora capisco che non te le meriteresti. Non più.

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#27: Il tacchino, la neve e lo shopping sotto le stelle.

Passiamo con la macchina affianco al cimitero ricoperto di neve. Attraverso i finestrini, riesco a vedere le lapidi ricoperte di un sottile strato bianco di cristalli ghiacciati che risplendono quando toccati dalla luce dei fari.
PiccolaPesteBubbonica, seduta nei sedili posteriori, canticchia qualcosa assieme ad un’amica brasiliana. Sono circa le nove e mezzo di sera e stiamo andando a fare shopping.
Nella mente ho un milione di pensieri. No, forse due. Miliardi. Di milioni.
Abbiamo passato una giornata a mangiare e chiacchierare a casa di un’amica/collega, che ha preparato una tavola meravigliosa imbandita di ogni grazia di Dio. In verità erano due: una per il salato e l’altra per il dolce. Il clima era quello che trovi dentro casa tua durante la cena della vigilia di Natale: pace, amore, calore e voglia di stare insieme per condividere le cose belle della vita ( e anche quelle meno belle, diciamocelo).
E certo che si ha voglia di stare vicini e spartire! Siamo, chi più chi meno, lontani almeno 10,000 miglia da casa nostra, con una voglia matta di essere amati e accettati per come siamo. Niente di più facile, giusto?
Eh
Thanksgiving.
Parliamone.
Ringraziamento… E chi devo ringraziare?
Non posso mettermi proprio ora a stilare una lista delle persone a cui devo tutta la mia gratitudine. Come potrei? Rischierei di battere sulla tastiera migliaia di nomi, migliaia di ragioni, scartabellando faticosamente i fogli impilati sulla scrivania della mia mente, esaminando i ricordi, uno dopo l’altro.
Sono grata. Sappiatelo. Sono riconoscente verso tutto e tutti. Verso ogni respiro che lascio andare e che riprendo dentro me, sono grata del cielo, del Sole, della pioggia, del vento e del Sole mentre piove e fa vento. Sono grata di essermi svegliata stamattina, di aver potuto vivere questa meravigliosa giornata con delle persone che, come me, si sforzano di sorridere nonostante le difficoltà. Dico grazie per i frutti del mio raccolto, per l’amore che mi circonda. Per avere con me due gioie (PPB e Nerdy), ed è per loro che la mattina mi alzo e faccio tutto quello che posso.
Grazie, grazie, grazie. Grazie anche a chi mi ha fatto del male, a chi mi ha dato delle lezioni, a quelle parti della mia vita che sono state come brutti schiaffi perché sono state motivo di crescita.
Sempre più spesso ho paura che questo incanto possa infrangersi da un momento all’altro. Ho tantissime paure che cerco di tenere nascoste dentro me. E che per oggi rimarranno silenziose. Voglio pensare che questa magia possa durare eternamente, rinchiusa in questo infinito attimo.

Ok. Poi al Mall ho comprato una caffettiera nuova. Elettronica. E fa 12 cups di caffè.
E anche la bilancia elettronica. Ho bisogno di riprendere a mangiare come un essere umano.  (e smetterla di mangiare queste cose buonissime e piene di zucchero, burro, olio, colesterolo, grasso…)

Thanksgiving-Day-1

#19: Settembre!

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Settembre è decisamente il mio mese.

Segna la fine dell’estate, del caldo torrido e soffocante, delle code chilometriche sulla statale per andare al lavoro (maledetti turisti!!), le spiagge diventano piano piano meno affollate, il Sole si allontana dalla volta con fretta maggiore, i colori tutt’intorno cambiano e diventano una poesia per gli occhi.

Per fare due passi fuori, la notte ci si mette sopra una giacchina, sebbene quest’anno di maniche corte ne abbia viste ben poche; ho persino dormito col piumone per tutto Agosto… 

Da bambina, Settembre era il mese dei saluti e delle amicizie lontane, si ricominciavano a scrivere le lettere (con carta e penna, niente e-mail!), si andava nelle cartolerie – che profumavano di quaderni nuovi ed inchiostro – a comprare tutto il necessario per affrontare il nuovo anno scolastico e si aspettava con ansia di incontrare nuovamente certi compagni che non si vedevano dalla fine della scuola.

L’odore della terra e dell’erba bagnata, che proveniva dal cortile dietro camera mia, mi ricordava che era proprio giunto il momento di tornare sui libri e, no, per me non era affatto un sacrificio, anzi!

Settembre si porta dietro un po’ di magia e tanti solitari ricordi, lontani nel tempo, capaci di stringermi il cuore.

Ma non voglio parlarvi delle mie fantasie, delle stelle, della malinconia di cui sono facile preda (in questo periodo), voglio solo augurarvi un buon inizio.

Si ricomincia!

#6: A come amore, B come bottone, C come… Coerenza!

Per certe persone la vita è tutta una questione di coerenza.
Ma cosa significa, esattamente, essere coerenti?

Significa, ad esempio, pensare, dire e/o fare le stesse cose per tutta la vita? O appiccicarsi addosso un’etichetta che ci classifichi all’interno di una categoria? Identificare sé col proprio lavoro, titolo di studio, status sociale o ruolo?

E cosa ne è del cambiamento, quando la coerenza viene portata al limite dell’esasperazione, divenendo quasi una forzatura, un ostacolo invalicabile?

Sei cambiata“. Quante volte me lo son sentita dire con tono sprezzante, manco fosse una colpa avvertire l’esigenza di trasformarsi.
Prima ero un bruco, poi crisalide ed ambisco a diventare una farfalla: che male c’è nel volersi migliorare? Che male c’è nel cambiare idea-orientamento politico/sessuale/religioso-abbigliamento? Cosa c’è che proprio non va nel cambiamento?

A me tutta ‘sta corsa all’essere coerenti, urta.

Non si può “quantificare” l’integrità di una persona in base al vestiario, alla musica che ascolta, alle idee sociali e politiche, alle influenze educative ed alle letture che si concede.
O meglio, si può, ma non sono sicura che informazioni parziali e sommarie possano svelarci qualcosa sulla solidità di qualcuno.
Sarebbe comunque un giudicare preventivamente, senza tenere in considerazione le sfumature.

Conosco persone che vanno molto fiere della propria compattezza (che io trovo un po’ottusa, lo devo confessare), tanto da farne motivo di vanto ed arrivare a dispendare perle del proprio vissuto (“IO dieci/venti anni fa pensavo quello che penso ora/votavo X/ascoltavo X”), adirandosi brutalmente qualora qualcuno provi a mettere in discussione la loro divina coerenza(!?).

Sinceramente, detto tra noi, a vent’anni facevo e dicevo tante di quelle minchiate che sono felice di essere arrivata a trenta tutta intera, modificandomi e lavorando su me stessa duramente giorno dopo giorno.

Per me la coerenza dev’essere un leit motiv che riguarda sfere della vita ben più alte di un ideale o di un capo d’abbigliamento.
Coerenza è essere consapevoli di sé, sempre ed ovunque e di fronte a chiunque. Conoscere i propri limiti ed accettarli, mirando a migliorarsi con ogni mezzo, ma volendosi bene e sviluppando una solida capacità di autocritica.

Poi, cavolo, prendiamoci meno sul serio!  Rilassiamoci! La vita è una!

 

soffrirò morirò ma intanto, sole vento e trallallà!  (dai lo sapete tutti che è di Miša Sapego)
soffrirò morirò ma intanto, sole vento e trallallà! (dai lo sapete tutti che è di Miša Sapego)