#28: you’re going to have an “A”!

L’avrò sentito (e scritto) giusto?
Ebbene, sono passati 2 mesi e mezzo. Diggià? Are you kiddin’ me, dude?
Unfortunately I’m not.

In questi due mesi e mezzo ho “passato” 2 test, il primo con 96, il secondo con *rullo di tamburi* 100!

Ok, ok. Non sono ad Harvard o a Yale. Sono una semplicissima studentessa di una scuola che insegna l’inglese yankee e that’s it!
Il mio obiettivo è imparare e imparare ancora.

Nerdy ancora bestemmia per la sua F. I’m so sorry, come dicono di continuo qui – anche quando non sono sorry proprio per niente.

Per festeggiare questo traguardo ho deciso di ricominciare ad avere un’alimentazione accetabile in termini nutrizionali. Questo significa che mentre gli altri oggi si abbufferanno con le lasagne e tiramisù, io mangerò la mia insalata col tonno e pomodori ed i miei 60 grammi di riso integrale.

Come dolce, cosa gradisci Man? Un caffè, grazie.

Dimenticavo un dettaglio…
Dev’essere senza zucchero.

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Coff… Coff…

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#25: “Beata te” a chi?!

Oggi ho esagerato col caffè. Va be’ che è lungo, va be’ che non è fatto con la moka e nemmeno è un espresso del bar, va be’ che non ha zucchero ma, accidenti a me, tre tazze da colazione quasi colme sono DAVVERO troppe.
Va be’,  ormai è andata ed è inutile versare lacrime amare sul coccodrillo. Versare il latte sulle lacrime di coccodrillo.  Piangere sul caffellatte. Caffellatex (mi vengono in mente cose idicibili!).
** 1 – 2 – 3 prova, prova, sah, sah ***
L’ultimo neurone ha detto ciao. È educato, “mica come questi ragazzi di oggi… Quando ero giovane io…

Comunque, so bene che tutti avete perfettamente capito cosa intendevo:

È inutile piangere sul caffè bevuto.

Tanto ormai è andato, anche quello. Più o meno come il mio amico neurone in cerca di compagnia. Non voglio deluderlo, però, dicendogli che una volta morti i neuroni non resuscitano più. Forse ne nascono di nuovi, ma non sono un medico e, ad ogni modo, non sono qui per parlarvi di Nancy (il mio neurone biondo che controbilancia la mia parte cupa).

Sto fondendo. Lavoro così tanto che il mio cervello ha deciso di prendersi una vacanza autonomamente. Quando l’ho visto andar via con la corda spinale avvolta attorno alla valigia e l’ombrellone piantato nel ventricolo destro, non ho avuto bisogno di ricevere altre spiegazioni.
Però non mi lamento e penso a quanti non hanno nulla, nemmeno un tetto sulla testa o un affetto relativamente vicino.
Rifletto sul fatto che in pochi anni ho realizzato molti dei miei obiettivi e, lo dico, tenetevi, sono abbastanza soddisfatta del mio operato. Mi sento sufficientemente fiera di me stessa, ma ancora non abbastanza.

Ce la metto tutta, impiego tempo, voglia, denaro ed energia per ottenere il massimo. Questo “massimo” costa caro, non è gratuito ed è una salita nemmeno troppo agevole sulla quale inerpicarsi. Ma questa è la via e, armata di tutto punto, decido di affrontarla e rischiare.
Ogni buon obiettivo cela una dose di rischio, questo è quanto devo pagare e sono pronta a farlo.
E se va male?  E se va male, allora si ricomincia da qualche parte, con un bagaglio nuovo, un po’ più pesante e sicuramente colmo di nuove cose: panorami, orizzonti, idee, volti, storie, parole, culture, gesti e chissà cos’altro.

Ogni giorno diventa una pagina bianca sulla quale sono IO a decidere cosa scrivervi sopra, nero su bianco, evidenziando le parti che ritengo più ricche ed utili, scartando quelle che non mi fanno crescere o che non incrementano le mie conoscenze, la mia curiosità, la criticità che ho verso il mondo e quella verso me stessa. Forse queste ultime in ordine inverso.

Quando raggiungi uno dei tuoi “goal” (al singolare, altrimenti i grammar-nazi mi puniscono nel nome della Luna – ma in questo post di errori ce ne sono a iosa), senti tutto l’Universo congiungersi e sorriderti con un certo compiacimento, quasi strizzandoti l’occhio. Un’ondata di positività ti stravolge la mente. “Ah, il potere della vittoria!”
Poi…
Arriva.

È un tuo amico/una tua amica. O almeno tu lo definiresti tale. Ci credi davvero.
Ti stringe la mano, ti fa i complimenti di rito, si congratula emulando la serietà di un avvocato nel momento in cui presenta al cliente la (salatissima) parcella e, aprendo per bene le labbra in modo che le sillabe vengano scandite con efficienza, ti dice:

BEATA TE“.

In quel momento il buio obnubila ogni mio pensiero.
L’unica cosa lucida che la mia mente sgrava è uno scenario apocalittico in cui Bafometto ed i suoi fidi amici vomitano lava, lapilli, peste e colera sulla terra sconquassata da tremori, maree, crepe e *aggiungi qualcosa di terribile ed agghiacciante per me, grazie*.

Beata? DICO IO?
Ma con tutte le parole che esistono nel fantastico vocabolario italiano, vai a scegliere la più sfigata? La più attribuibile ad una divinità che ad un essere umano in carne ed ossa?!
MI STAI FORSE DICENDO CHE I MIEI SUCCESSI HANNO DEL MAGICO? Che non ho lavorato per meritarmeli?! O che sono unta dal Signore? E quindi i miei successi NON li ho costruiti, ma sono frutto del tuo dio?

Se avessi vinto un triliardoditrilioni, allora forse potrei sentirmi dire “Beata te”, ma con tutte le ore, i nervi, lo studio, lo stress e mille problemi di contorno costatimi per ottenere una briciola di quello che in realtà è il mio sogno, sentirmi appellare in quel modo così restrittivo e banale, che per nulla al mondo mi rispecchia, è uno schiaffo alla mia persona.

E va be‘, vorrà dire che sono una di quelle beate pronte a sobbarcarsi kg di…

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Camomillina, ora?

#2: PiccolaPesteBubbonica ha ereditato il “tempismo” di mammà.

Cosa stavo dicendo?
Ah, sì.

I documenti. Ora è il turno di PiccolaPesteBubbonica. Ebbè, ti pare mica che a meno di un mese dalla scadenza sia tutto al proprio posto? No, certo che no!
Quindi mi arriva un’altra e-mail che dice più o meno così:
Distinta Nero,
ci scusi davvero se, prima di questo momento, di compilare i documenti di PPB non ce n’è potuta fregare una mazza chiodata. Le andrebbe di compilare tutti questi form, mettere crocette (non troppo a caso) qui-qui-e-qui, mandarci la documentazione che attesti che questa mocciosetta sia davvero stata messa al mondo con dolore da lei?
La preghiamo di essere celere, il tempo stringe.
A risentirci

Non basta la pressione, il caldo, la stanchezza, la già poca voglia di vivere che pervade ultimamente il Nerdy e me.
Mi ci mancavano gli intoppi dell’ultimo quarto d’ora. Ed è ancora tutto incerto!

Aaaah, in certi momenti un caffè non basta, ma di certo ti tira davvero su il morale

Ce la faranno i nostri eroi?

 

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