#31: Ah chicco, fa ‘mpochetto de freddo!

Eccoli i nostri impavidi eroi!
Nascosti in volto da una celata di lana di pecora a maglie strette, protetti sul corpo da una tuta di pile e vari strati di cotone grosso, sfidano la neve e le raffiche di vento che viaggiano a 100 km/h!
Le scarpe in VERA finta pelle sembrano ormai pezzi di vetro e, ad ogni passo, scricchiolano pericolosamente, minacciando di infrangersi in mille pezzi.
Non appena i due guerrieri bardati da testa a piedi si fermano per un secondo, le gambe rischiano di diventare dirette propaggini del ghiaccio che ricopre l’asfalto.

Nonostante la frenesia a cui tendono gli eredi di Franklin, i nostri encomiabili prodi conducono in maniera eccelsa la battaglia contro il nemico in arrivo e decidono di scagliarvisi addosso, con tutta la loro metallizzata carrozza moderna: un catorcio che se lo vedesse Giulio Cesare ci chiederebbe se vogliamo versarlo e fare a cambio con una biga da combattimento del suo tempo, sostenendo che sarebbe meno demodè.

Le foreste a bordo del trafficato sentiero sembrano provate dalla tormenta. Molti alberi resistono, lottando contro questa forza invisibile che li vorrebbe vedere piegati o, peggio ancora, sradicati dal suolo! Ma loro no! Stanno in piedi, sti poracci.
Tutti tranne due che, all’improvviso e con un agghiacciante grido di dolore, si spezzano e si accasciano poco distanti l’uno dall’altro.
Il cielo, bianco ed immutevole, è minaccioso: nella sua luce di un candore abbacinante nessun uccello libra lieve e spensierato. No!
Gli Yankee, ammantati da scafandri e maschere antiatomiche, irrompono nei supermercati ed intimano a chiunque si frapponga tra loro ed il latte in bottiglia di allontanarsi immediatamente, pena la morte immantinente per colpo d’arma laser.

Nel bel mezzo di questo scenario leggendario, una voce sottile risale da qualche lontano abisso…

“Scusa Nerdy… Non vorrei romperti l’epicità, ma…”
“Eh?”
“Non trovi che faccia un po’, pochino, pochettino… dico, piccolo eh… di freddo?”

Proprio così. Ci comportiamo come dei veri europei disfattisti. Attorno a noi la gente quasi si strappa i capelli per prendere un tozzo di pane al supermercato, mentre noi pascoliamo placidi dentro le corsie con una flemma letale, scegliendo meticolosamente uno ad uno i prodotti da introdurre dentro il carrello e contando calorie, grassi, carboidrati e zuccheri, manco fossimo dei grandi intenditori.

Ok, sarà una notte buia e tempestosa.
E se lo dice il “The Guardian“, io ci credo!

Snow Meme 10

Voglio rendervi partecipi anche di questo.

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#25: “Beata te” a chi?!

Oggi ho esagerato col caffè. Va be’ che è lungo, va be’ che non è fatto con la moka e nemmeno è un espresso del bar, va be’ che non ha zucchero ma, accidenti a me, tre tazze da colazione quasi colme sono DAVVERO troppe.
Va be’,  ormai è andata ed è inutile versare lacrime amare sul coccodrillo. Versare il latte sulle lacrime di coccodrillo.  Piangere sul caffellatte. Caffellatex (mi vengono in mente cose idicibili!).
** 1 – 2 – 3 prova, prova, sah, sah ***
L’ultimo neurone ha detto ciao. È educato, “mica come questi ragazzi di oggi… Quando ero giovane io…

Comunque, so bene che tutti avete perfettamente capito cosa intendevo:

È inutile piangere sul caffè bevuto.

Tanto ormai è andato, anche quello. Più o meno come il mio amico neurone in cerca di compagnia. Non voglio deluderlo, però, dicendogli che una volta morti i neuroni non resuscitano più. Forse ne nascono di nuovi, ma non sono un medico e, ad ogni modo, non sono qui per parlarvi di Nancy (il mio neurone biondo che controbilancia la mia parte cupa).

Sto fondendo. Lavoro così tanto che il mio cervello ha deciso di prendersi una vacanza autonomamente. Quando l’ho visto andar via con la corda spinale avvolta attorno alla valigia e l’ombrellone piantato nel ventricolo destro, non ho avuto bisogno di ricevere altre spiegazioni.
Però non mi lamento e penso a quanti non hanno nulla, nemmeno un tetto sulla testa o un affetto relativamente vicino.
Rifletto sul fatto che in pochi anni ho realizzato molti dei miei obiettivi e, lo dico, tenetevi, sono abbastanza soddisfatta del mio operato. Mi sento sufficientemente fiera di me stessa, ma ancora non abbastanza.

Ce la metto tutta, impiego tempo, voglia, denaro ed energia per ottenere il massimo. Questo “massimo” costa caro, non è gratuito ed è una salita nemmeno troppo agevole sulla quale inerpicarsi. Ma questa è la via e, armata di tutto punto, decido di affrontarla e rischiare.
Ogni buon obiettivo cela una dose di rischio, questo è quanto devo pagare e sono pronta a farlo.
E se va male?  E se va male, allora si ricomincia da qualche parte, con un bagaglio nuovo, un po’ più pesante e sicuramente colmo di nuove cose: panorami, orizzonti, idee, volti, storie, parole, culture, gesti e chissà cos’altro.

Ogni giorno diventa una pagina bianca sulla quale sono IO a decidere cosa scrivervi sopra, nero su bianco, evidenziando le parti che ritengo più ricche ed utili, scartando quelle che non mi fanno crescere o che non incrementano le mie conoscenze, la mia curiosità, la criticità che ho verso il mondo e quella verso me stessa. Forse queste ultime in ordine inverso.

Quando raggiungi uno dei tuoi “goal” (al singolare, altrimenti i grammar-nazi mi puniscono nel nome della Luna – ma in questo post di errori ce ne sono a iosa), senti tutto l’Universo congiungersi e sorriderti con un certo compiacimento, quasi strizzandoti l’occhio. Un’ondata di positività ti stravolge la mente. “Ah, il potere della vittoria!”
Poi…
Arriva.

È un tuo amico/una tua amica. O almeno tu lo definiresti tale. Ci credi davvero.
Ti stringe la mano, ti fa i complimenti di rito, si congratula emulando la serietà di un avvocato nel momento in cui presenta al cliente la (salatissima) parcella e, aprendo per bene le labbra in modo che le sillabe vengano scandite con efficienza, ti dice:

BEATA TE“.

In quel momento il buio obnubila ogni mio pensiero.
L’unica cosa lucida che la mia mente sgrava è uno scenario apocalittico in cui Bafometto ed i suoi fidi amici vomitano lava, lapilli, peste e colera sulla terra sconquassata da tremori, maree, crepe e *aggiungi qualcosa di terribile ed agghiacciante per me, grazie*.

Beata? DICO IO?
Ma con tutte le parole che esistono nel fantastico vocabolario italiano, vai a scegliere la più sfigata? La più attribuibile ad una divinità che ad un essere umano in carne ed ossa?!
MI STAI FORSE DICENDO CHE I MIEI SUCCESSI HANNO DEL MAGICO? Che non ho lavorato per meritarmeli?! O che sono unta dal Signore? E quindi i miei successi NON li ho costruiti, ma sono frutto del tuo dio?

Se avessi vinto un triliardoditrilioni, allora forse potrei sentirmi dire “Beata te”, ma con tutte le ore, i nervi, lo studio, lo stress e mille problemi di contorno costatimi per ottenere una briciola di quello che in realtà è il mio sogno, sentirmi appellare in quel modo così restrittivo e banale, che per nulla al mondo mi rispecchia, è uno schiaffo alla mia persona.

E va be‘, vorrà dire che sono una di quelle beate pronte a sobbarcarsi kg di…

Cacca_e_carta_igienica_in_love

Camomillina, ora?

#0 : “Indirizzo errato”.

<<Eccoli! Sono arrivati! Guarda, il tracking dice in consegna alle 09:08. >> dico al quasi-marito-Nerd.

Anche lui non sta nella pelle ma, essendo un pacato uomo d’altri tempi, preferisce non esultare in maniera eccessiva come sta facendo (avevate dubbi?) la sottoscritta.
Dal mio fanta-lavoro tengo sott’occhio il sito delle poste italiane (esattamente qui) durante il resto della mattinata. Facendo conto che il pacchetto, un plico di dodici sottili e agognati fogli A4 compilati dall’Ufficio immigrazioni del Paese-di-laggiù, sarebbe arrivato nel primo pomeriggio, decido di non schiacciare la consueta pennichella.

Si fa tardi, non posso aspettare oltre, ho un appuntamento con un amico alle 18, così Nerdy ed io decidiamo di uscire <<perché ormai il pomeriggio è andato, il corriere non passerà proprio ora…>>

Come non detto! Il corriere è passato esattamente nel lasso di tempo in cui mancavamo. Ma dico io, si può nella vita avere un tempismo così preciso?!
Ecco, sì, voglio confessarvi che alla Nero succede questo e molto (molto) più di questo!

Ovviamente il corriere SDA non ha trovato la nostra discreta dimora, pertanto quando ricontrolliamo il sito delle posteitalianeh, immettendo il codice, ecco cosa salta fuori:

 

posteit

 

ora vorrei che immaginaste la MIA faccia.

No, avete ragione, è inimmaginabile!

<<Non preoccuparti, domani andiamo all’ufficio di via piccioniviaggiatori, risolveremo tutto>> dice il Nerdy, senza sortire in me alcun effetto rassicurante. Vabbene, dico a me stessa più che a lui, vabbene.

Passiamo le nostre otto ore lavorative notturne (sì, l’uomo in arancione ed io ci conosciamo grazie al fanta-lavoro) a fare congetture sulla posizione del nostro miserrimo – ma solo per questioni di peso in grammi – pacchetto.

Voglio che teniate in considerazione qualche fattore:

   A.    Sono una donna molto esigente e spesso mi capita di volere tutto-subito-anzi-prima-di-subito-lo-voglio-ORA!
B.    Il ciclo a sto giro ha saltato il turno a causa della mia febbre ostinata di Luglio.
C.    Posteitalianeh ha degli uffici così piccoli e stipati di gente, che ti viene l’orticaria al sol pensiero di doverci mettere piede di prima mattina, senza aver chiuso occhio la notte.
D.    L’uomo in arancione ha una tale flemma che se Gesù fosse vivo (o mai esistito) farebbe scolpire lui un mezzobusto da venerare (il che la dice lunga, pensate alla distruzione del tempio… Gesù ci ripenserebbe dopo aver conosciuto Nerdy).

 

Ecco cosa accade la mattina seguente, ovvero oggi.

Nerdy e la Nero si appropinquano verso l”ufficio di via piccioniviaggiatori e, una volta giunti,  scoprono che per ritirare un pacco si deve fare una fila senza numero (?), quando ovviamente loro avevano perso un’ora in coda con biglietto P020 (pacchi e spedizioni, grazie). Allo sportello il gentilerrimo uomodellenevi gli dice che il piccolo plico NON è presente nel database, ma bisogna SVINCOLARLO chiamando il numero verde 803160 (da rete fissa) o 199100160 (da rete mobile).

Dopo innumerevoli tentativi ed operatori telefonici sbigottiti, ci dicono che l’indirizzo risulta errato (l’abbiamo capito, signor Giudice, lo giuro!), così il Nerdy gliene fornisce uno nuovo di zecca affinché il nostro agognato mazzo di docs ci raggiunga, con buona pace nostra e delle poste.

La Nero, come tutte le donne-rompicoglioni-della-terra, non si fida nemmeno un po’ delle agenzie-ed-istituzioniitalianeh e continua a svalangare il Nerdy di domande, lamentele, imprecazioni arzigogolate ed insopportabili piagnistei.
Va avanti per due ore, finché l’uomo in arancione non si decide ad andare anche all’ufficio postale del paesello industriale, nel quale trova un grazioso colletto bianco che gli consiglia di tornare nella big city ed andare direttamente all’SDA.

E fu così che i nostri eroi poterono stringere tra le dita incerte il beneamato cartoccio da ben 3 libbre!

… Pensavate fosse finita qui l’epopea, eh? Ebbene, no.

<<Porcadiunazozza, Nerdy, ma come è possibile che l’Ufficio immigrazioni del Paese-di-laggiù abbia potuto scrivere che il posto in cui sono nata ed il posto in cui risiedo sia il BRASILE!? Non posso andare dai BossDiPaeseDiLaggiù con ‘ste carte fallate>>.

Ora passerà un altro mese; per allora conto di aver in mano dei documenti CORRETTI ed un ciclo mestruale regolare.

Va be’, sogno troppo.

[ Quando il vostro pacco, o plico o qualsiasialtracosa, specie se da mittente internazionale, viene affidato a poste italiane, ricordate che viene dato in carico all’SDA centrale della città più vicina al vostro comune.
Quindi, dopo aver chiamato il numero verde ed aver avvisato dell’errore, recatevi allo sportello SDA.
]