#36: Tre piccole formichine a New York City

Nerdy, essendo un inguaribile appassionato di fumetti/cartoni/film/supereroi/cosplay, ha deciso di non perdersi il New York Comic Con 2015, esordendo con
Ho prenotato un ostello per quattro giorni a New York City,>> con entusiasmo, aggiungendo sottovoce << A ChinaTown,>> concludendo con << e domenica tutti al Comic Con!>>

Ora vi prego di immaginare una Nero che indossa un grembiule zebrato, intenta a gestire i piatti sporchi con la mano destra e la colazione di PiccolaPesteBubbonica con la sinistra, che ascolta il discorso del succitato Nerdy, senza emettere un fiato.
Poi esplode in un << NEW YORK CITY!>> scuotendo le pareti di tutto il condominio e facendo magicamente smettere di parlare la vicina del piano di sotto (vi assicuro che ha sempre un sacco di cose da dire, a qualsiasi ora del giorno e della notte e durante tutti i giorni della settimana. Ho addirittura pensato che stesse registrando se stessa, in una sorta di audioautobiografia. 

Per Christopher Lambert! Prendi fiato tra un “uin” ed un “chun”!).

Condomina logorroica a parte, Nerdy ha pensato a tutto: ha comprato la guida, la mappa della città ed ha strutturato degli itinerari interessanti persino per la nostra almost-teen.

La nostra avventura è iniziata mercoledì scorso e si conclude oggi, mentre ancora siamo sul bus di rientro.
Non voglio farvi un elenco dei pros&cons di viaggiare sul bus, perché diventerebbe una pallosa enumerazione di cose che potete sperimentare da voi una o l’altra volta nella vita.
Per me è sempre un misto tra “viaggio della speranza” e “anche stavolta ho dimenticato la busta di carta” ma, vabbè, ci si adatta!

Qual è la prima impressione quando si arriva a NYC?
Porcomondo, ci siamo persi,” un po’ come Kevin che perde di vista i suoi genitori, smarrendosi nella Grande Mela. Solo che noi non siamo arrivati in modo trionfale, sbarcando da uno di quegli aerei superlusso atterrati al JFK, ma scendendo da un bus poraccio dopo 4 ore di sbatti di qua e di là sinchè non rivedi anche la prima briciola della cena del giorno precedente.
Nonostante fossimo mappamuniti, tutt’attorno a noi c’erano solo muri di cemento e vetro enormi, intimidatori ed irraggiungiubili.
Alle quattro del pomeriggio, con una valigia pesantissima da trainare, abbiamo sfidato il caldo asfissiante ed insolito di questo  Ottobre, raggiungendo la stazione più vicina a noi passando per la via più lunga –e te pareva.
La metro di New York è un intrico di colori, numeri e lettere apparentemente incongruenti: la prima volta non è semplice venirne a capo, soprattutto con la pisciarella e la stanchezza di un intero anno di scuola e lavoro sul groppone.
Ad ogni modo ce l’abbiamo fatta, abbiamo preso un taxi!!
Come da copione, il taxista era arabo, superipertecnologico, parlava al cellulare con qualcuno. Non guidava, semplicemente schivava macchine, pedoni ed ostacoli, io invece ho visto più volte la mia vita passarmi davanti agli occhi.
Alla fine siamo arrivati illesi a Chinatown, o meglio nel Lower east side.

Mi sento di fare un pò di pubblicità all’ostello nel quale abbiamo alloggiato che, per quanto non fosse il migliore di sempre, era abbastanza pulito, abbastanza attrezzato e locato in una posizione favorevole agli spostamenti: si trova a due minuti  a piedi dalle fermate di Bowery e Grand Street, tutta la zona è inoltre piena zeppa di ristoranti aperti anche sino alle 23:00 ed è ad uno schioppo da Little Italy, casomai voleste mangiare un piatto di pasta aglio e olio per la modica cifra di 13 dollari (anche se al Piccolo Bufalo abbiamo speso 71 dollari in tre, prendendo un’insalata, tre primi, un sorbetto ed un dessert).

● Link all’hostel su booking ●

Com’è Chinatown?
Di giorno Chinatown è strapiena di bancarelle di frutta, verdura e pesce fresco con tutta la testa, il che è una vera rarità! Gli occhi sono colpiti da mille colori diversi, insegne in lingua cinese (non so se mandarino o cantonese o…), le orecchie invece dal continuo vociare e contrattare. Per le strade il lezzo di urina e scarti del cibo fa spesso stringere lo stomaco o storcere il naso, ma talvolta si viene investiti dal profumo inebriante dei dolci appena sfornati ed è praticamente impossibile resistervi!
Queste strane bakery hanno dei tavolini e ci si può sedere a degustare queste paste a mille sfoglie, che sono un tripudio di bontà, vaniglia, zucchero, burro, colesterolo… emh, con la possibilità di accompagnarvi una tazza di latte o tè o caffè caldo o un glaciale bubble tea (ewww!)
Ci sono dei market che vendono moltissimi prodotti, etnici e non, in cui vengono sfornati dei buonissimi bun a prezzi imbattibili.
Diciamocelo, Chinatown è superabbordabile. Ma è anche supersporca. Negli angoli delle strade troneggiano cataste di buste d’immondezza il cui percolato è disgustoso e va a comporre rivoltanti rigagnoli oleosi ai margini della strada,  nei quali potersi romanticamente specchiare… Aaaah

La lingua parlata non è l’inglese, ma un miscuglio incomprensibile. Spesso i venditori ti ignorano o sembrano infastiditi dalla tua presenza, poi però capisci che dopo 30 anni di lavoro continuativo, alzandosi alle 4 del mattino, lavorando sino alle X di sera, “shine or rain” (includiamoci anche snow) e senza manco il barlume di un giorno libero, magari abbiano un lieve vorticamento di eliche e tutta sta voglia di sorriderti l’abbiano persa assieme ai buoni propositi di inizio anno cinese.

Chinatown, che ci piaccia o no, merita di essere vista e vissuta

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Comprare o non comprare il citypass?

Ero partita con l’idea di acquistare un pass per le maggiori attrazioni della città, poi per una serie di eventi fortuiti non l’ho comprato e MENO MALE!
Tralasciando la simpatica parte in cui mi sento male in vacanza con capogiri terribili che ancora mi fanno sentire come se la mia testa fosse una palla con dentro l’acqua e la neve, non siamo stati in grado di visitare nemmeno la metà dei musei e degli edifici che ci eravamo riproposti.
Probabilmente con questo avremmo risparmiato qualche fila o alcuni dollari, ma alla fine per me è stato molto più rilassante decidere dove andare e quando, senza sentirmi vincolata in alcun modo.

Non avrò visto NYC dalla corona della Statua della Libertà, ma ho comunque immortalato il momento a modo mio, fotografando PPB e Nerdy intenti a contemplare la magnificenza del panorama urbano.

● Link alla compagnia ufficiale che si occupa dei transiti da/per Ellis Island e Statua della libertà ●

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Ci sarebbero innumerevoli cose da dire su questa strana città che raccoglie sotto lo stesso cielo milioni di persone con background a volte tanto simili a volte agli esatti opposti, che ti rapisce, ti abbandona e ti fa sentire piccola come una formichina lontana dal proprio formicaio, ma per ora mi fermo qui, lasciando qualche foto…

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E voi? Avete visto NYC?

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#23: Impressioni (di Settembre)

Cos’è cambiato rispetto ad Agosto?
Sostanzialmente niente, togliendo nove ore di aereo, un appartamento con moquette, una scuola di lingue multietnica ed il caffè aromatizzato alla vaniglia e nocciola.

Analizziamo in sequenza:

  1. Nove ore di aereo:
    Tutti quelli che mi conoscono sanno che già una sola ora di aereo rappresenta per me un enorme scoglio insormontabile.
    La sera prima del decollo verso una qualsiasi meta quasi non dormo, passando una terrificante notte insonne (un romantico esempio qui. Seh! Me piacerebbe. Un esempio concreto di non-ho-chiuso-occhio-nemmeno-per-errore cliccando qui... Ma perché quando cerco immagini di donne stressate o stanchissime, vengono fuori solo signorine rilassatissime?! Forse per affermazione delladottrina dei contrari…). Per me, abituata alle traversate con le compagnie low-cost – il che include una serie di vantaggi fichissimi controbilanciata da svantaggi considerevoli -, viaggiare con quella di bandiera è stata veramente un’esperienza unica. Mentre PPB sonnecchiava e Nerdy tentava invano di imitarla, mi sono dedicata alla visione di “The Wolf of Wall Street” e, devo dirlo, mi è piaciuto parecchio. (Leo, sono una tua fan e sono riuscita a portare dalla mia anche l’uomo-in-arancione, ora anche lui vuole il tuo autografo! “Ma quanto sono poraccia?“)
    Comunque sì, in nove ore sono passata da casa di mammà al Paese-Laggiù.
  2. Un appartamento con la moquettah:
    Cosa odio dopo l’aereo? Ovviamente la moquettah. Che è marrone, pure, e sa sempre di “ehy, passami sopra l’aspirapolvere perché sono un posto perfetto per gli acari e per solo-il-signore(chiunque esso sia)-sa cosa.”
    Questo “carpet“, che nulla ha a che fare con quello red e fashion degli Awards, è vecchio, macchiato di varechina ed emette un odore acre ed indescrivibile.
    Le pareti della casetta sono bianche, sicuramente tinte di fresco.
    Le finestre sono ampie e la luce ci può agilmente svegliare alle sei e mezza del mattino, assieme agli uccellini che cinguettano gioiosi ed agli scoiattoli che si affacciano allegramente sulla nostra camera da letto, abbracciando una ghianda o trasportando un legnetto.
    Ho cercato di convincerli di essere in presenza di Biancaneve, cantando una canzoncina su come rifare i letti tirando su le lenzuola con zampette e becco, ma non mi sembrano affatto persuasi
    Di fronte a casa c’è un centro commerciale ed un cimitero. Insomma, Eraclito potrebbe aver avuto un’illuminazione sulla sua dottrina esattamente qui, nella Smallville de noantri.
  3. Una scuola di lingue multietnica:
    Una ovviamente vuole andare da una parte X del mondo per interiorizzare la lingua, la cultura e lo stile di vita.
    Qual è la soluzione a tutto ciò? Trovare una scuola che risponda alle nostre esigenze. Facile, no?
    Sappi che però non sarai l’unico personaggio dei cartoni animati, ma incontrerai anche varie Mulan, Cenerentola, Rapunzel, Merida, Tiana, Belle, Ariel, Koda, Bambi, Mowgli, Pumba, Timon, Simba & so on…
    Preparati anche a sentirti un* complet* idiota. Sì, perché tutti quelli in classe con te conoscono QUESTO Paese che ti ospita da molto più tempo. Parlando come veri nativi.
    Grazie.
  4. Caffè aromatizzato alla vaniglia e nocciola:
    Ero decisamente scettica in merito alla commistione di caffé ed “altre porcate emerite”.
    Poi è arrivata questa miscela del demonio, da mettere dentro la moka.
    Ah, che buono l’odore del caffè che ti sveglia al mattino. Profuma di bei ricordi…Trovata su: http://www.dissapore.com/

#16: Roma capoccia der monno ‘nfame

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Roma, ah Roma!

Con questa, è la quinta volta che la visito. E, anche con tutte le sue impalcature, ristrutturazioni, finti centurioni e gente che, in pieno Agosto, ha voglia di scendere dalla macchina a semaforo rosso per gridare “…’tacci tua!” al guidatore davanti,  rimane sempre bellissima.

Ogni strada, opera, edificio trasuda storia. Tutto, anche una cosa capitata lì per caso, guadagna immediatamente fascino e bellezza.

OK. Va bene. Sono stata sedotta da “la Grande Bellezza“, dalle scenografie e da alcune verità buttate lì quasi involontariamente.

Stavolta la mia digressione mentale ha avuto origine guardando l’insegna di una strada, che recitava “via dei due macelli“.
Chissà perché si chiamava così!
C’erano effettivamenti due macelli? Magari in contrapposizione tra loro? O ognuno si occupava di cose diverse?  A che epoca risale?

Ci sono migliaia di turisti assiepati all’ombra contro i muri oppure camminano per le strade oppure sono in coda e aspettano il proprio turno per visitare il Colosseo. Tutti bevono, si sventolano con ventaglietti di fortuna e  stanno sotto ombrellini di carta in stile giapponese. I giapponesi, per tutta risposta, hanno delle visiere da far invidia ad ogni buon giocatore di baseball americano e gli americani  sfidano il sol leone con indosso solo una maglia, un paio di shorts, scarpe sportive e la loro pelle (bianchissima e riflettente). Non vedo tedeschi all’orizzonte o, se presenti, sono ben camuffati tra gli altri, rinunciando all’immancabile e sempreverde calzino bianco. In compenso c’è abbondanza di pakistani ambulanti che, alla modica cifra di un euro (due euro negli stand), ti vendono acqua ghiacciata per la strada.
Ho mangiato la frutta più cara della storia! Pesche noce a 9.90€ il kg!
Ho pagato 3 euro e rotti per una mela, una pesca ed una banana!
Pakistani affaristi!

I tassisti guidano come se sciassero, conoscono poco il pedale del freno e scivolano via sopra le strade ora evitando pedoni, ora zippando un semaforo rosso per meno di un pelo.

Ci sono le cicale che cantano nel cuore di via dei fori imperiali, c’è un buon profumo di resina, ragazzetti francesi che giocano a pallone e pochissime macchine in giro.

Quando il Sole si abbassa decido di portare Nerdy da “Storia e Magia“, proprio vicino a città del Vaticano.
Lui, che è l’uomo-in-Arancione più nerd dell’Universo, ne rimane incantato.

Ebbene, cara Roma, non esiste persona che ti abbia vista e non abbia scritto della tua meravigliosa magia. Ora anche Nero l’ha fatto!

#14: Sì, viaggiare (2 episodio)

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Nero e Nerdy si preparano al loro viaggio di un giorno, andata alle 07:00 del mattino, rientro alle 22:00. Il che significa essere a casa per le 24:00, almeno.

Dovete sapere che Nero e l’aereo non vanno molto d’accordo e, nonostante sino ad oggi l’abbia portata incolume ovunque avesse chiesto, hanno litigato parecchie volte. Il tutto è accaduto in quel posto machiavellico ed allo stesso tempo fiabesco che è la Nero-testa.

Come ogni persona ipocondriaca e fobica che si rispetti, anche io, ad ogni minimo accenno sugli aerei, comincio a boccheggiare. Nel corso degli anni ho imparato ad incanalare le mie paure in qualcosa di costruttivo, ma l’aereo rimane la mia nemesi numero 1.

L’aereo più brutto sul quale sia salita a bordo è stato senza dubbio un ATR della meridiana.

I fanta-colleghi (allora solo fanta-compagni-di-viaggio) ed io stanziavamo in una sala d’attesa dalle vetrate enormi, che dava proprio sulla pista. Al di sotto potevamo osservare gli aerei parcheggiati in prossimità della nostra uscita, alcuni veramente grandi e rassicuranti. Quello che pensavo essere il nostro, ad un certo punto prende a muoversi, rivelandone uno davvero piccolo, elicomunito, con rotelline ridicole che mi hanno ricordato un po’ quelle della mia bici di quando era una giovine e spensierata treenne. “Ma non sarà mica  quello il nostro!“.

Voi sapete già che invece, in barba al mio ottimisimo del momento, il velivolo designato era esattamente quello stambugio orripilante.

Credevo di aver raggiunto i massimi livelli di panico, ma scoprii ben presto che da fuori l’aereo appariva molto meglio di come era al suo interno!

Le seggioline erano piccole piccole e, durante tutte le fasi (decollo, traversata, atterraggio) l’aero-mezzo ha continuato a vibrare pericolosamente (per me!), con un abominevole sferragliare di chiodini e paratie.

Signori‘”

Mh, dica…

Ma lo sa che gli atr sono gli aerei più sicuri al mondo? Se cadi con questo al 90% ti salvi!

Ah… (Checculo!)”

Ho impetrato il perdono di Dio, manco ci credessi davvero.

Forse mi ha ascoltata, dico io.

#11: Il risveglio.

Organizziamoci!“. Esordisce così il Nerdy-risvegliato-nel-cucinino, destatosi autonomamente ben trenta minuti prima di me.

E va bene, organizziamoci, penso nel guardarlo. Sai, a dieci minuti dall’aver dischiuso (io!!) le palpebre al mattino, non è che abbia tutta sta gran voglia di comunicazione immediata.

Ti senti stanco di dover aprire bocca o rispondere a cenni di buon mattino? Vorresti comunicare telepaticamente e senza sforzo, stando semplicemente seduta sulla sedia di fronte alla tua tazza di caffè mattutina?
Apriamo il nostro e-voto! Invia 1 per rispondere “” e due per dire “no”.

Premi 1, invia 1… Fatto!

OK, ci siamo.

Posizione da uomo-dell’-era-telematica: acquisita.
Versione occhialuta della Nero: acquisita.
Facce spente irradiate da radiazioni a bassa frequenza: acquisite.
Flemma dell’uomo Nerd: connaturata.

Direi che gli elementi esatti per comprare un biglietto aereo ci siano tutti.

Inizio: Nerdy:”Non mi fa fare il pagamento
Nero:”Come no? Riprova
(Ripeti per 3 volte dalla parola inizio)

Nero:”Allora controlla il sito delle posteitalianeh
[Avvio modem 56k]
Nerdy:”Ma ha i criceti che corrono sulla ruota questa *imprecazione* connessione?
Nero (sbalordita dalla veemenza dell’uomo-in-arancione):”Non va il sito delle posteitalianeh, Nerdosissimo amore” (che detta così è un po’ bruttina, ma vi assicuro è un vezzeggiativo)
Nerdy:”Pagamento fatto. Non mi fa fare il check-in *imprecazione artistica*

Dopo 30 minuti di silenzio ed ingobbimento progressivo, un sorriso fiorisce sulle labbra raggrinzite di Nerdy.
Questo significa solo una cosa: i nostri biglietti sono stati check-inati.

Nero porge una tazza rovente al Nerdy:”Ecco, beviti il caffè.”

Comunicazione telepatica: “E la prossima volta, quando mi sarò svegliata, aspetta mezz’ora prima di parlarmi.”

Fine.

#4: Sì, viaggiare!

Quando viaggio ogni cosa, anche quella più insignificante, mi stupisce.

Osservo meravigliata il colore del cieloche è diverso da quello di casa”, la gente che passeggia o che, seduta ad un tavolino, consuma qualcosa di forma e gusto sconosciuti, le piste ciclabili immense, le vetrine dei negozietti situati in quelle viuzze lontane dai centri commerciali, la struttura delle case, in particolare quella dei tetti e delle finestre, la varietà delle piante spontanee e degli alberi, gli enormi parchi in cui perdersi, il colore del fiume che in alcuni casi scorre vicino alla città, gli animaletti.

Mi stupisco persino per come parla la gente attorno (“Nerdy, hai sentito come parla bene il polacco quella ragazza?” “, Nero, quella ragazza è polacca, se non lo parla bene lei…” “Ooooh – con un sotteso di ma-chi-se-lo-aspettava”).

Devo confessare di avere un debole per i negozi di souvenir. Sì, mea maxima culpa.

Insomma, ogni cosa mi sembra assolutamente degna di nota, quando sono lontana dalla mia terra. Forse perché, essendo “confinata” in un’isola, tutto al di fuori di essa sembra enormemente più grande, entusiasmante ed a volte ingestibile, adrenalinico.

Immagino quel che possano pensare i malcapitati che mi vedono girare per le strade della loro città a bocca aperta, indicando (e fotografando, peggio di tutti i giapponesi del mondo riuniti a Roma) come una disgraziata ogni fronzolo, lanciando gridolini da bambina di tre anni scarsi (“Hai viiiisto? Un negozietto di paccottiglia-inutile in cui possiamo comprare centinaia di stupidi-oggetti per tutti i nostri amici!”), mano nella mano col Nerdy che mi guarda con annesso sopracciglio folto e nero sollevato, colmo di dubbio/perplessità.

Penso e ripenso che chiunque viva nel posto in cui sono in visita veda queste cose, che io riesco a percepire strabilianti ed inspiegabili, come normali, noiose e totalmente ordinarie, mentre per me qualsiasi odore, tinta, pezzetto di storia, scorcio letterario dissimile dal mio quotidiano, diviene fonte di immensa ispirazione.

E poi, ogni posto mi lascia qualcosa in eredità e non sempre questo qualcosa è semplice da gestire o comprendere. Magari prima di capire e somatizzare cosa sia questo peso che mi sono inconsciamente sobbarcata, passa del tempo.

A volte, scopro solo a casa che questa pesantezza altro non è che l’urlo disperato della mia bilancia (“Tzè, ogni volta che torni da un viaggio la tara si sminchia!”).

Scusate, eh, ma quei pierogi/tacos/bratwurst/naan/stinchi-di-maiale/polpette di verdure fritte erano davvero irresistibili.